“Ad usum fabricae” passato e presente si incontrano in una identica passione per la bellezza e per il senso del lavoro

Cattedrali di marmo e di carne, come l’infinito plasma l’opera

Al Meeting di Rimini, in una sala A3 stracolma di spettatori, si è tenuta il 23 agosto la presentazione della mostra “Ad usum fabricae. L’infinito plasma l’opera. La costruzione del Duomo di Milano”. Allestita nel padiglione C1 dalla Compagnia delle Opere, la mostra è stata una delle più visitate durante la manifestazione riminese. Ad usum fabricae è stata curata da Mariella Carlotti, Martina Saltamacchia, Marco Barbone e realizzata graficamente da Andrea Benzoni. Il presidente Cdo Bernhard Scholz spiega, durante la presentazione, le ragioni di una scelta che, attraverso la prospettiva del passato, intende guardare al presente e al futuro: «Abbiamo scelto questa mostra – dice – per quello che possono insegnarci gli uomini che hanno costruito il Duomo di Milano. Per farci riscoprire il senso del lavoro e la bellezza che muovevano loro nel partecipare alla sua edificazione».

Mariella Carlotti, insegnante e curatrice della mostra, che ha guidato migliaia di visitatori in questi giorni, conferma che non si tratta di un vezzo passatista: «Vedere lo stupore e la commozione di tante persone è stare di fronte a una cattedrale vivente. Infatti la mostra non è dedicata alla storia del Duomo, ma alla cattedrale come opera del popolo e al suo rapporto con la città, a chi e a come è stata costruita: un cantiere durato sei secoli». Un cantiere che ha trasformato profondamente il capoluogo lombardo. «Nell’ultima parte – aggiunge – raccontiamo che, mentre Milano costruiva la cattedrale, la cattedrale costruiva Milano. Quattromila furono i dipendenti. E il Duomo non fu solo un’occasione di lavoro, ma anche di innovazione, basti pensare al ruolo di Leonardo da Vinci, chiamato per rendere navigabili i navigli e poter trasportare così i marmi di Candoglia dalle cave del lago Maggiore».

Martina Saltamacchia, oggi Assistant Professor of Medieval History at University of Nebraska, ripercorre le tappe che l’hanno portata a scoprire, dopo la laurea in Bocconi, nei registri della Fabbrica del Duomo i “veri” donatori: dalla prostituta Marta de Codevacchi al ricchissimo mercante Marco Carelli fino a Caterina, la vecchietta che si priva della sua pelliccetta pur di contribuire alla fabbricazione del tempio. Lo studio della Saltamacchia permette di “pesare” l’entità del contributo dei privati, rispetto a quello delle “istituzioni” (ad esempio, di Gian Galeazzo Visconti): le piccole donazioni arrivano a coprire l’86% dei costi. «Nella costruzione della cattedrale – conclude la ricercatrice – un gesto, anche il più piccolo, acquista un valore enorme».

Gesti come quelli che hanno permesso a Roberto Cresta, titolare della Bordline srl di Poggio Rusco, in provincia di Mantova, di ritrovare la speranza dopo che il terremoto aveva reso inagibile il suo capannone in cui si realizzano campioni per vari usi. Cresta racconta commosso come è ripartito, grazie all’incoraggiamento semplice di uno dei suoi collaboratori: «Alì, un mio dipendente afghano di 22 anni, mentre ero angosciato per la produzione bloccata, mi disse: “Coraggio, la vita continua”. Mi son chiesto se Alì, che all’età di 12 anni ha visto trucidare la sua famiglia ed è stato nelle prigioni peggiori per cinque anni, mi diceva questo, allora come potevo permettermi, io, di demoralizzarmi?». Qualche giorno dopo il sisma viene montata una tensostruttura nella quale l’attività della Bordline è continuata anche sotto la calura estiva più impietosa. «In questi giorni – dice con un nodo in gola l’imprenditore – stiamo finendo di mettere in sicurezza il capannone. Potremo riprendere a lavorare e vi assicuro che lo faremo in un modo molto diverso rispetto a come lavoravamo prima».

Anche Erasmo Figini, presidente dell’associazione Cometa, ha reso attuale nella sua testimonianza una dinamica simile a quella che ha mosso i milanesi nella costruzione del Duomo. Attraverso la sua storia di designer e arredatore, Figini ha condiviso con la platea i passi che hanno portato lui e suo fratello a dare vita a Cometa, «la città nella città» che oggi a Como accoglie centinaia di ragazzi, offrendo loro anche percorsi formativi nel tessile-design e nella ristorazione: «La bellezza genera stupore e rispetto. Il mio umile fare non solo ho plasmato le cose, ma anche me stesso». Erasmo Figini ricorda l’incontro di qualche anno prima al Meeting con Etsuro Sotoo, l’architetto giapponese che sta seguendo il cantiere della Sagrada Familia di Barcellona. Fu Sotoo che, rispondendo a Figini che lo ringraziava, gli disse: «Io devo ringraziare voi, perché state costruendo una cattedrale di carne».
«Portiamo l’infinito che siamo in quello che facciamo ogni giorno» dichiara in conclusione Bernhard Scholz. E chiude: «Se fossimo più interessati a ciò che siamo, anche il nostro fare sarebbe più interessante».