Alluvione: il dovere delle istituzioni

Alluvione: il dovere delle istituzioni

Ammettiamolo: senza gli “angeli del fango”, senza la commovente mobilitazione di tanta parte della società civile (studenti, cittadini, imprese, associazioni…), non ce l’avremmo fatta e le conseguenze dell’alluvione avrebbero avuto effetti ancora più catastrofici su persone e cose. La solidarietà si è dimostrata ancora una volta un elemento decisivo per affrontare una situazione emergenziale, contribuendo al bene comune. La ricchezza ed il valore di questa esperienza non vanno però “parcheggiati” in attesa della prossima crisi, ma resi espliciti e messi a valore nella quotidianità, uscendo così dalla visione residuale e riparatoria che spesso si fa della società civile e del terzo settore.

Le istituzioni, nessuna esclusa, devono riflettere su quanto avvenuto, traendone un insegnamento per ridefinire il proprio rapporto con i cittadini e le loro libere aggregazioni, secondo una sussidiarietà correttamente e concretamente attuata. Il metodo sussidiario non può essere usato strumentalmente ma deve caratterizzare la normalità delle relazioni fra PA e comunità: deve poter plasmare tutte le scelte d’interesse generale. É risultato evidente agli occhi di tutti come nella società (e soprattutto nei cosiddetti corpi intermedi) risieda un tesoro di energie vitali che vanno valorizzate e fatte crescere.

Spesso le istituzioni “si servono” dei cittadini per una supplenza in tanti settori, soprattutto assistenziali ed educativi, in cui non riuscirebbero a garantire livelli adeguati, in termini quantitativi e qualitativi, di servizi, ma raramente investono con convinzione ed adeguate risorse per fare crescere le aggregazioni sociali, coinvolgendole nella programmazione e realizzazione delle loro politiche.

Ora inizia la difficile fase della ripartenza: le istituzioni avranno dei compiti e delle responsabilità enormi non solo per la ricostruzione degli edifici e delle infrastrutture, ma soprattutto per rigenerare un modello di economia e socialità profondamente ferito.
Un processo che non può essere percorso “in solitudine” dalle istituzioni pubbliche, ma che necessita dell’apporto contributivo e sussidiario di tutte quelle realtà disposte a co-investire e co-progettare soluzioni utili e a prova di futuro.

La società, che ha espresso “gli angeli del fango”, può dare tanto: basta coinvolgerla in una leale ed organica collaborazione.


Romagna, 16 giugno 2023

Il Presidente di Cdo Romagna
Massimiliano Montalti