Fai, fai bene e racconta ciò che fai

Alessandra Mallamo ci parla del circolo virtuoso della sostenibilità e del bel “clima” che si respira alla Compagnia delle Opere Marche Sud.

 

Visiti il loro sito e la prima cosa che appare è una bicicletta, la prima parola che intravedi è “percorsi”. Parlare di GoodCom, agenzia di comunicazione associata alla Compagnia delle Opere Marche Sud, è un po’ come mettersi in viaggio verso un concetto di sostenibilità in cui la metaforica “strada”, con le sue “tappe intermedie” in cui si migliora pian piano, è quasi più importante del traguardo.

 

Lo sottolinea subito il CEO di GoodCom, Alessandra Mallamo, “perché non si tratta di essere i migliori di tutti o di essere perfetti, è più importante avere dei progetti che dimostrino una benefica ricaduta immediata sul territorio e sulle comunità”.

 

Il core business di GoodCom è la comunicazione sostenibile e “noi la intendiamo in due sensi. Da agenzia di comunicazione, il nostro impegno è quello di aiutare le aziende e le organizzazioni a promuovere la sostenibilità al loro interno, la comunicazione della sostenibilità che mettono in atto all’esterno e la cultura della sostenibilità in generale. Poi, lavoriamo anche per rendere sostenibile in sé l’azione della comunicazione: attorno alle azioni tipiche di un’agenzia cerchiamo di far emergere un valore sociale, ambientale o di governance per l’azienda stessa”.

 

“Noi – precisa Alessandra – pur avendo un consulente legale, la consulenza di un Sustainability Manager e di numerose altre figure, non ci occupiamo della redazione dei tanti documenti di disclosure così importanti, e fra poco obbligatori, per le aziende con più di cinquecento dipendenti, a partire dal Bilancio di Sostenibilità. Però, lavoriamo per comunicarli al meglio, in base al claim “fai, fai bene e racconta ciò che fai”.

 

L’idea alla base di GoodCom è che il ruolo dell’agenzia di comunicazione sia quello di stimolare dei processi di cambiamento nelle aziende “che all’inizio in Italia hanno sentito il tema della sostenibilità come “calato dall’alto” e “che spesso realizzano progetti d’impatto ambientale, sociale, di governance ma non li comunicano oppure non li valorizzano”. 

 

Per farlo, “è cambiato il nostro paradigma interno, ci poniamo noi per primi i quesiti relativi all’approccio iniziale alla comunicazione, al linguaggio corretto, alla realizzazione: ad esempio, ci è capitato di realizzare del materiale con una carta speciale, green, e poi ripensare il layout perché il troppo inchiostro usato non faceva emergere la scelta cartotecnica sostenibile”.

 

Complessità è il vocabolo che Alessandra usa molto spesso (“la mia è una formazione filosofica”, ricorda) e che quando ci si riferisce alla sostenibilità non è solo il contrario di facilità ma anche di tutta quella comunicazione che produce greenwashing. “Affermazioni semplicistiche, parziali, selettive, omissioni, tutti errori che noi col tempo abbiamo imparato a segnalare perché spesso le aziende, o meglio i partner come li chiamiamo noi, sbagliano in buona fede”.

 

C’è anche, proseguendo con tematiche di stampo filosofico, della maieutica nell’azione dei creativi di GoodCom, perché “partendo dal presupposto che si può diventare sostenibili modificando i processi oppure portando a termine delle azioni, cerchiamo di fare la nostra parte per fare in modo che l’azienda trovi in sé stessa dei progetti che non siano meramente simbolici: la piantumazione di un albero è irrilevante, un progetto di piantumazione studiato per una determinata comunità è un’ottima azione di sostenibilità, come un progetto di governance per la comunicazione interna dei valori di sostenibilità aziendale”.

 

Nel futuro prossimo, GoodCom continuerà ad abbracciare la complessità nella sostenibilità “per far capire ai partners che esistono delle intersezioni, le quali vanno comprese affinché la comunicazione abbia senso” e già, nel presente, ha dimostrato di saper fare azioni di governance al suo interno, con l’attuazione della settimana corta che tanto ha fatto parlare anche i mezzi d’informazione nazionali. 

 

“Siamo nati, nel 2019, come agenzia di una realtà che recupera oli vegetali esausti e siamo un’agenzia che si occupa della comunicazione della sostenibilità a trecentosessanta gradi. L’Italia sta cambiando, soprattutto al nord c’è già la sensibilità giusta verso l’addizionale al cambiamento, cioè verso la comprensione di quanto un progetto possa apportare benefici al territorio. Dunque, avremo spazio per lavorare sulla crescita di una cultura della sostenibilità e su progetti verticali”.

 

Per un’agenzia di comunicazione il cui focus è la sostenibilità, l’adesione alla Compagnia delle Opere Marche Sud non poteva che essere una questione di clima.

 

“Sì – conclude Alessandra – ci piace proprio il clima che si respira. Cdo Marche Sud lavora per rimettere su un piano orizzontale tutti quei valori che portano al recupero di una relazione autenticamente umana, in linea con la tendenza che vede l’abbandono dell’idea che gli interscambi di mercato debbano essere solo di carattere economico”.

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