Francesco Magni, curatore insieme ad alcuni studenti universitari della mostra “L’imprevedibile istante. Giovani per la crescita”, commenta i dati sulla disoccupazione
Gli ultimi dati Istat rivelano che a maggio 2012 gli occupati sono stati 23.034 mila, in aumento dello 0,3% rispetto ad aprile (60 mila unità) e dello 0,4% (98 mila unità) rispetto a maggio 2011. Il tasso di occupazione si attesta quindi al 57,1%, in aumento nel confronto congiunturale di 0,1 punti percentuali e di 0,3 punti in termini tendenziali. Il numero dei disoccupati, pari a 2.584 mila, è diminuito dello 0,7% rispetto ad aprile (-18 mila unità). Su base annua si registra una crescita del 26,0% (534 mila unità), con un tasso di disoccupazione pari al 10,1%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto ad aprile e in aumento di 1,9 punti rispetto all’anno precedente. Se si guarda alla fascia dei 15-24enni, il tasso di disoccupazione è pari al 36,2%, in aumento di 0,9 punti percentuali rispetto ad aprile. Si tratta di un livello record sia rispetto all’inizio delle serie storiche mensili nel 2004 sia rispetto a quelle trimestrali nel quarto trimestre del 1992. Un dato che tocca da vicino chi, come Francesco Magni, 25 anni e appena laureato in Giurisprudenza, si sta affacciando sul mercato del lavoro. Magni, insieme ad altri studenti universitari, ha collaborato alla realizzazione della mostra “L’imprevedibile istante. Giovani per la crescita” curata dalla Fondazione per la sussidiarietà e che sarà presente al prossimo Meeting di Rimini.
«È una questione che mi tocca direttamente» dice Magni a proposito dell’alta percentuale di disoccupazione giovanile. Ma lui non è scoraggiato. «Il lavoro sulla mostra – aggiunge – ha fatto emergere che la mia generazione non è alla ricerca del posto fisso o di situazioni stabili. La mostra fa vedere come, dentro l’attuale situazione di crisi, tante persone della mia età si “inventano” strade nuove. Non essendoci più gli sbocchi lavorativi classici, allora si mette in moto la creatività e l’ingegno. C’è chi va a Taipei per fare la tesi e poi rimane là a insegnare l’italiano. O chi va in Russia o nei di Paesi di lingua araba. Contemporaneamente, c’è l’esigenza di una maggiore libertà e di minore burocrazia. Faccio un piccolo esempio: solo per richiedere il certificato di laurea, ho dovuto pagare circa 50 euro di tasse e fare un’incredibile trafila da ufficio a ufficio». Una situazione comune a imprese e persone di ogni età, che, nel caso dei giovani talenti, li spinge talvolta a cercare opportunità fuori dall’Italia.