Marco Ripa parla della sua capacità di forgiare il metallo ed esportare ovunque il ben fatto in Italia.
Ascoltare Marco Ripa, designer artigiano iscritto alla Compagnia delle Opere Marche Sud, che realizza con fantasia e passione oggetti unici d’arredamento, richiama alla mente l’idea di homo faber, nell’accezione latina del motto che si conclude con “fortunae suae”. Perché Marco, forte di una formazione tecnica e di un entusiasmo inesauribile, è davvero l’artefice del suo destino, che parla di espansione sui mercati soprattutto esteri, destino, che in questo momento parla principalmente di espansione sui mercati soprattutto esteri.
Marco però è un “uomo del fare” soprattutto in senso umanistico, cioè unisce al pensiero l’azione: è il protagonista che condivide, con i suoi collaboratori, il piacere di plasmare il metallo, ispirato dai grandi maestri come Alexander Calder e Fausto Melotti che a ferro e acciaio tolse pesantezza e donò movimento e leggerezza.
“Il motore che mi ha portato sin qui – esordisce Marco – è stata la curiosità. Naturalmente, ho iniziato in officina e ho studiato arte e design, però l’importante è che ogni giorno ci sia un traguardo da raggiungere e superare. La mia attività è nata nel 2011, perché essere un ottimo fabbro non dava spazio alla mia passione per il design e l’arredamento. I primi cinque anni del nuovo corso mi sono serviti per far capire alla gente che non ero solo un artigiano fabbro ma anche un progettista, un designer e, da sette anni a questa parte, lavoro solo nel settore dell’arredamento”.
C’è un libro, scritto da Stefano Micelli che, a detta di Marco, ben rappresenta la trasformazione personale e professionale degli ultimi tredici anni.
“Futuro Artigiano”, questo il titolo dell’opera, evidenzia come il filo rosso che lega da sempre tutto ciò che esportiamo sia il lavoro artigiano, più che un modo di lavorare un tratto culturale nazionale e credo che a proposito di prospettive future, “la figura di una persona “sola al comando” non sia più credibile e, soprattutto, che non dia il giusto merito alle tante professionalità che contribuiscono alla realizzazione delle opere”.
Marco lavora con tre artigiani in produzione e numerose professionalità esterne, per un totale di dieci persone, “tutto nasce dalla condivisione e dal dialogo, anche perché questa è la vera differenza tra lavoro artigiano e lavoro in fabbrica”.
“Fondamentale perché, quando un oggetto entra in produzione, se ci sono problemi, bisogna risolverli immediatamente, con competenza e velocità. Una gerarchia che impone decisioni dall’alto non è adatta a un’officina artigiana. E prendersi delle responsabilità credo sia un atto che corrisponde a un grande salto culturale”.
Marco Ripa, anche grazie al sostegno della Regione Marche “molto attiva, per quella che è la mia esperienza”, partecipa a numerosi eventi e fiere internazionali come la Milano Design Week, Maison&Objet Paris e, partendo dalla Germania, si è fatto conoscere prima nel nord Europa, “dove apprezzano il mio design minimalista”, per puntare nei prossimi anni al Nord America.
Le agenzie interinali, più che gli istituti professionali locali, sono la fonte primaria per la ricerca del personale “che comunque valuto a istinto, faccio poche domande e ascolto molto: alla fine, se penso che possa svilupparsi un rapporto di stima e amicizia anche al di fuori dell’orario di lavoro, a parità di esperienza, mi faccio guidare dall’empatia”.
È, quella di Marco, la storia di un imprenditore marchigiano che ha capito quanto sia giusto evolversi “La mia è una storia d’imprenditoria – conclude – ma spesso mi viene in mente quella massima attribuita a San Francesco. Noi non lavoriamo solo con le mani, di certo lavoriamo con le mani e la testa, dunque siamo sicuramente degli artigiani. Però usiamo soprattutto passione e cuore e forse possiamo anche avvicinarci all’arte.