La sostenibilità è facile. Basta conoscerla

Locandina intervista

Michele Moretti, esperto di Economia Circolare:”Bisogna ribaltare il paradigma usato per parlare di sostenibilità”.

“Se continuiamo a riferirci alla sostenibilità solo in termini di report e costi, sbagliamo narrazione e non incentiviamo gli imprenditori e le imprenditrici alla transizione”. È questo il pensiero di Michele Moretti, associato Cdo Marche Sud, esperto in sostenibilità aziendale con una laurea in Ingegneria Gestionale e Economia Circolare.

La sostenibilità è molto di più che “fare” i bilanci di sostenibilità – ci racconta Michele – e lo impari solo con costanza, impegno e vero interesse per la materia. Ho iniziato a lavorare da consulente per alcune multinazionali hi-tech e, dopo la laurea, mi sono specializzato nel filone complessivo dell’economia circolare: sostenibilità sociale, ambientale, progetti di sostenibilità, rendicontazioni e certificazioni. Sono poi diventato auditor per alcune norme ISO, in collaborazione con gli enti di certificazione, consulente e formatore sui temi della sostenibilità, dai più semplici ai complessi, ad esempio su come strutturare un impianto industriale a basso impatto ambientale. Oggi, faccio parte anche del comitato tecnico per l’ambiente sezione prodotto all’Ente di Normazione Italiano (UNI)”.

Da consulente, ha scelto di inviare un messaggio semplice ai clienti e alle clienti potenziali e contro la descrizione caotica che mezzi d’informazione e competitors danno della materia, “la mia è una sostenibilità facile che si sintetizza con l’idea di fornire più sostenibilità e meno costi”.

L’atteggiamento proattivo di Michele è alla base del suo modus operandi, dopo l’analisi del controllo di gestione e del sito produttivo, “spesso ipotizzo dei possibili sviluppi, penso ad esempio al caso in cui possano esserci degli scarti da vendere: faccio attività di scouting per valutare accordi, recentemente un’azienda che produce vini è diventata con la mia mediazione un “Business Angel” di una start up, attraverso la vendita della “vinaccia” con cui saranno realizzate delle borse”.

Il suo è un mercato nazionale e, a riprova di quanto una certa sensibilità si stia diffondendo tra le aziende, “di solito il mio lavoro è concentrato sui servizi aggiuntivi che posso fornire, non incontro spesso casi clamorosi di inadempienza alle normative”.

I costi minori di cui Michele parla, invece, sono legati non solo alla finanza agevolata ma soprattutto all’ottimizzazione industriale, che permette generalmente di abbattere almeno un 5% dei costi grazie ad analisi ingegneristiche, o grazie alla formazione finanziata dai fondi interprofessionali.”

Dell’attuale diffusione del concetto di “economia circolare”, il consulente non condivide “che ci si fermi al dover riciclare. Non si può pensare all’economia circolare come all’economia “del riciclo” perché è molto di più: è l’economia del riuso e riciclo. Soprattutto, non sono d’accordo con la banalizzazione di questa materia che è tecnica ma rischia di diventare troppo legata alla percezione popolare. Si parte sempre dal danno finale, da come riciclare: invece bisogna pensare a creare prodotti sostenibili in partenza, anche perché chiedere a imprenditori e imprenditrici di realizzare un impianto interno di riciclo vuol dire disincentivarlo alla questione della sostenibilità”.

Chiunque si occupi professionalmente di economia circolare, in prospettiva, guarda a un mondo in cui i beni che acquistiamo abbiano un ciclo di vita molto più lungo. La visione di Michele è “facile”: la sostenibilità è un vantaggio competitivo da integrare nel modello di business, non solo un adempimento aziendale. Quando si agisce sull’impatto ambientale e sociale, si ottiene un risultato economico positivo. È un’idea strategica, questa, e nel contempo etica.