Il presidente Scholz fa un bilancio dell’edizione 2012 del Meeting di Rimini. Gli incontri di taglio economico, la politica, l’impegno per la crescita: «Il bene comune dipende dal contributo di ognuno». L’intervista sul Quotidiano Meeting del 26 agosto
«Il titolo del Meeting di quest’anno è fondamentale per capire come uscire dalla crisi: è solo la coscienza che l’uomo è rapporto con l’Infinito, con la i maiuscola, che permette di cambiare». Bernhard Scholz, presidente di Compagnia delle opere, al termine della manifestazione di quest’anno trae un bilancio della settimana riminese a partire dal cuore del Meeting, il titolo, e dagli argomenti principali di questa edizione.
Due dei temi principali sono stati la libertà religiosa e i giovani per la crescita. Questo Meeting ha inciso storicamente su queste tematiche?
«Il Meeting tutti gli anni incide nella storia e sulla vita sociale del Paese, qualche anno di più, qualche altro meno. Il tema dei giovani; il tema del protagonista; il tema del desiderio sono stati sempre ripresi al di fuori di qui. Per quanto riguarda la libertà religiosa, il Meeting è diventato il punto di riferimento: vengono sempre più personalità che riconoscono che qui è un luogo aperto, d’incontro, che permette di trattare tematiche molto delicate».
Uno dei momenti fondamentali è stata la visita di Monti. Rispetto a quello che gli è stato chiesto dal palco dell’incontro, qual è il suo giudizio sulla visita del presidente? E degli altri membri del governo?
«Penso che gli esponenti del governo che hanno visitato la fiera hanno dimostrato serietà, grande senso di responsabilità e realismo. Nessuno ha nascosto le difficoltà in cui sta versando l’Italia e tutti hanno tracciato le possibili vie da percorrere senza eclissare il fatto che bisogna partire da ciascuno di noi. Il titolo di questo Meeting è molto importante perché è proprio la coscienza che la natura dell’uomo è rapporto con l’Infinito che permette di avviare il cambiamento di cui questo Paese ha bisogno. Il bene comune dipende dal contributo di ognuno personalmente».
Anche lei condivide l’ipotesi del prolungamento di una grande coalizione per uscire dalla crisi? Quali sono i suoi auspici?
«Mi auguro che questo governo possa andare avanti fino alle prossime elezioni. Solo alla fine di questa legislatura il paese avrà la necessità assoluta di un parlamento fortemente orientato alla collaborazione per il bene dell’Italia, abbandonando vecchie litigiosità e cercando di essere costruttivo anche con le proposte di un’eventuale opposizione. Non so quale possa essere la forma migliore, si parla tanto di grande coalizione, ma a me interessa che si lavori insieme per il bene del paese. La forma sarà quella possibile in base al momento storico».
Al centro del Meeting soprattutto nell’edizione di quest’anno, è stato sottolineato il rapporto tra egemonia e presenza. Come si esplicita, se si esplicita, questo rapporto nell’impresa?
«Un’impresa per sua natura è un bene per tutti: crea occupazione, beni, servizi. Quindi, riscoprire che lo scopo non è il profitto ma un’utilità per la società in quanto tale, della quale il profitto è conseguenza e strumento, vuol dire anche contribuire a ricreare un’economia vera al servizio della società. L’economia, allora, diventerà finalmente uno scambio di beni e di servizi dove il denaro è strumento, non scopo».
Un altro terreno di questo rapporto è quello della politica: come giudica la vicenda Formigoni e come è stata affrontata al Meeting?
«La lettera di Carrón è stato un richiamo per ognuno di noi a vivere fino in fondo l’esperienza cristiana senza arrendersi a qualcosa di meno che non sia all’altezza del proprio desiderio. Questo porta per chi vive così anche a un’azione politica, sociale ed economica dove tutto diventa servizio. Abbiamo visto, ed è questo che voleva il Meeting, che la regione Lombardia è un esempio di questo. Come esempio di buon governo si è scelto quello di Roberto Formigoni e della regione da lui presieduta».
È cambiato dopo questi mesi di crisi il rapporto tra il mondo imprenditoriale e il Meeting?
«Continuano a venire tantissimi collaboratori e dirigenti perché trovano nel Meeting da sempre un luogo, e credo che quest’anno tale convinzione sia aumentata, di confronto e di conforto. Un confronto per scoprire nuove opportunità di potenziamento della propria impresa, nuove opportunità di scambio tra esperienze diverse. In questo senso il Meeting è utile per un’economia che vuole concepirsi e realizzarsi per il bene del Paese».
È ancora possibile uno spazio vero per i giovani per contribuire alla crescita?
«C’è spazio per i giovani. Il futuro non è certamente facile: è una grandissima sfida all’interno della quale io vedo che la generazione che adesso sta studiando, che si sta affacciando sul mondo del lavoro e dell’imprenditoria, è di un’intraprendenza, di un realismo audace, assolutamente sorprendente. E questo è quello che mi conforta molto e mi fa sperare nella possibilità di un futuro, certamente difficile da costruire, ma migliore di quello che stiamo vivendo».
Nella mostra sui giovani viene fuori l’idea che non basta solo la forza di volontà per la crescita…
«Esatto, bisogna avere una coscienza nuova di sé, nella quale uno non appoggia più tutto su di sé, ma diventa cosciente che quell’Infinito, del quale il Meeting ha parlato per tutta la settimana, se lo riconosciamo con la i maiuscola opera dentro la propria vita e genera».