Alex Maurizi, fondatore di “Intreccio Vivo”: “In Cdo Marche Sud posso esprimermi e confrontarmi: trovo sempre spunti e soluzioni”.
Un giovane imprenditore di Mogliano, che ha raccolto l’eredità del nonno e la sfida di rivitalizzare un distretto, quello dell’intreccio, in un periodo storico in cui globalizzazione è spesso sinonimo di standardizzazione. Alex Maurizi è il fondatore e titolare di “Intreccio Vivo”, azienda associata alla Compagnia delle Opere Marche Sud: soprattutto, è un simbolo della capacità dei giovani di fare impresa, purché ci siano motivazioni forti.
“Un lavoro ce l’avevo già – ricorda Alex – ma volevo cambiare. Come spesso capita dalle nostre parti, le decisioni più importanti si prendono a tavola e, proprio durante un pranzo, ad ispirarmi fu mio nonno, che è riconosciuto come uno degli artigiani più abili del paese. Mi presentò a tutti gli intrecciatori ancora al lavoro e fu per questo che loro accettarono di farmi vedere come si lavora”.
Sì, perché in una regione così gelosa delle sue tradizioni come le Marche, anche “andare a bottega” è complicato: bisogna “imparare con gli occhi” il mestiere e “per fortuna, imparai da ognuno una lavorazione differente, quella in cui si erano specializzati”.
In quel momento, scatta per Alex l’entusiasmo che lo porta a liberare uno scantinato per farci il primo laboratorio: c’è poi il destino, quel famoso “treno che passa” e che si materializza in un imprenditore locale, il quale lo mette in contatto con un’azienda: i prototipi vanno bene, i prodotti ancora meglio.
Oggi, Intreccio Vivo è una fucina di progetti, con dieci collaboratori dei quali il ventiquattrenne Alex è il più giovane: il distretto dell’intreccio di Mogliano “è ancora tutto da costruire, ma ho una visione ben precisa: quella che, in un futuro nemmeno troppo lontano, chi in Italia e poi anche oltre i confini nazionali pensa all’intreccio, pensi a noi”.
C’è il “noi” nelle parole di Alex, perché in un ambiente che somiglia più ad un salotto che ad una fabbrica, “condividiamo l’entusiasmo giusto e la passione per i progetti e i prodotti da sviluppare. Se chiudo gli occhi e penso allo sviluppo di Intreccio Vivo, mi piacerebbe sviluppare un brand nostro, di tutti noi che siamo, ognuno per quel che lo riguarda, imprenditori”.
Dinanzi al racconto che i mass media ci propinano, quello di giovani che non trovano una strada di crescita professionale e personale e che, spesso, non la cercano, Intreccio Vivo è un modello per spiegare che questo approccio alle nuove generazioni è sbagliato. “Noi troviamo stimoli e motivazioni ovunque – prosegue Alex – quando entriamo in contatto con la natura, perché andiamo a raccogliere e analizzare le materie prime, che siano rami di palude o stralci di potatura; mentre immaginiamo una nuova tecnica per intrecciarle, quando scopriamo che una determinata lavorazione si può davvero fare”.
È questo, in un mondo sempre più virtuale “che, per carità, non contrastiamo, l’aspetto che più ci fa amare l’arte dell’intreccio: siamo i creatori di qualcosa che non esiste, prima del nostro intervento. Questo qualcosa è reale ed è destinato a durare nel tempo, a volte anche secoli”.
Intreccio Vivo è associato alla Compagnia delle Opere Marche Sud “perché in “compagnia” ho la possibilità di esprimermi e ogni volta che mi confronto con gli associati riesco a trovare spunti e soprattutto soluzioni che poi riporto all’interno della mia azienda, con successo. Essere in Cdo Marche Sud ci serve per affrontare quelle sfide che sono necessarie alla nostra crescita”.
👉 Clicca qui per visionare il sito di Intreccio vivo.
Guarda la sua intervista!