APPROFONDIMENTO FINANZIARIO a cura di Francesco Megna
La
BCE ha mantenuto stabili i tassi di interesse al 4,50%, dopo dieci aumenti
consecutivi. Nonostante ciò l’istituzione sostiene che le sfide economiche non
sono ancora finite e si deve rimanere vigili: ecco perché non è possibile
escludere ulteriori aumenti dei tassi in futuro. La decisione futura della BCE
sarà fortemente condizionata dall’andamento effettivo dell’inflazione rispetto
ai modelli previsionali. Sicuramente questi repentini aumenti dei tassi di interesse
hanno determinato un pesante crollo a due cifre (oltre il 27%) delle
erogazioni di mutuo nei primi nove mesi dell’anno. Il dato è ancora
più preoccupante dal momento che si confronta con i numeri, già in rosso, del
2022, archiviato con erogazioni in calo del 22%.
Nel crollo delle
erogazioni c’è la ritirata di alcune famiglie, che attendono
momenti migliori (tassi e inflazione più bassi) oppure che non rispondono
più ad alcuni requisiti economici essenziali su cui si basa la valutazione
della banca come la capacità di rimborso, strettamente legata al rapporto
tra la rata del mutuo e il reddito mensile. Le banche nell’ambito delle
proprie politiche creditizie prevedono che la rata non superi una
determinata percentuale rispetto al proprio reddito; normalmente questo
rapporto si aggira intorno al 30%, vale a dire che l’importo della rata non
potrà essere superiore ad un terzo del reddito. Ebbene, l’aumento del costo del
denaro ha avuto un impatto significativo sulle rate dei mutui a tasso variabile
che per alcune famiglie ha significato il superamento della soglia del 30% nel
rapporto rata/reddito; non hanno quindi alternativa all’affitto oppure
sono costrette a rimandare l’acquisto di una casa più grande.
C’è poi un altro
particolare da prendere in considerazione: le erogazioni dei mutui diminuiscono
con cadenza più veloce rispetto al vistoso calo delle compravendite immobiliari
. Ciò significa che il mercato immobiliare è in parte sorretto da coloro
che acquistano casa senza richiedere un mutuo ipotecario. Nei primi sei mesi
dell’anno infatti solo il 40% circa delle transazioni residenziali sono state
assistite da un mutuo rispetto al 50% circa registrato nello stesso periodo
dello scorso anno. In calo anche le surroghe a causa dell’incremento degli
indici Eurirs su cui vengono regolati i mutui a tasso fisso: negli ultimi tre
mesi infatti le surroghe sono calate del 10% circa rispetto a inizio anno.
Per
quanto riguarda la distribuzione per fascia di importo, nei primi 9 mesi
dell’anno le richieste di mutuo per importi compresi tra 100.000 e 150.000 euro
restano ancora la soluzione preferita dalle famiglie (30% circa del
totale). A seguire, la classe di importo 150.000-300.000 euro con una
percentuale del 26%, mentre quasi il 40% ha richiesto importi fino a 100.000
euro e solo una piccola parte (5,%) ha superato i 300.000 euro. In relazione
alle fasce di età, invece, i richiedenti tra i 25 e i 45 anni sono stati il 60%
circa del totale, mentre il 33,% è composto dai 46-64 anni. La fascia di
richiedenti giovani under 36 anche nel terzo trimestre 2023 mantiene il suo
peso attorno al 30% del totale richieste.
L’incremento del costo del
denaro a parità di stipendio diminuisce infatti in maniera
sensibile il capitale ottenibile tramite un nuovo mutuo casa; questa crescente
riduzione di capacità di acquisto ha concorso a spingere una parte
costante degli under 36 a rinviare la decisione di acquisto casa e quindi
di richiesta mutuo casa.