Una Regola che condivide anche la Compagnia delle Opere

Per coach, un monaco camaldolese: conoscere Padre Natale Brescianini è già, di per sé, qualcosa di eccezionale, quando poi gli associati di Cdo Marche Sud hanno avuto modo di ascoltarlo sulla Regola benedettina applicata alla “Leadership Sapiente”, si sono resi conto di come dei principi scritti quasi millecinquecento anni fa possano essere molto utili al giorno d’oggi, a saperli interpretare.


Padre Natale, sei un Associate Certified Coach di ICF Italia…e un monaco: come nasce questo connubio?

Ci può essere un po’ di stupore solo se si immagina “il monaco” come una specie di eremita, oppure se si pensa che un conto sia la vita, un altro il lavoro. Ho lavorato in azienda, dal 2004 al 2006, quando già ero un monaco da tre anni, l’ispirazione l’ho avuta davanti ad un libro di Massimo Folador, “L’organizzazione perfetta”, il cui sottotitolo parla proprio del legame tra la Regola di San Benedetto e l’impresa moderna. Non sono diventato subito un coach, per un periodo di tempo ho fatto formazione.


Cosa significa, per te, il coaching?

Adesso tutte le aziende parlano di “persone al centro”: credo che si debba parlare di “persone centrate” e la differenza non è terminologica. Nel primo caso, rischia di essere solo una questione organizzativa, nel secondo vuol dire che bisogna lavorare sulle persone. Per me, formazione e coaching sono due strumenti per aiutare le persone a raggiungere questo obiettivo, a centrarsi.


Come si lavora per essere una “persona centrata”?

Il primo passo è dare un senso più profondo a tutto quello che facciamo, rispetto alla semplice motivazione economica. È quello che oggi molti iniziano a cercare e non mi riferisco solo ai giovani: nelle aziende, non è solo difficile trovare persone, ma sta diventando complicato trattenere quelle che ci sono. Ed è compito anche delle aziende dare un valore maggiore all’impegno dei collaboratori, ma d’altronde i compiti delle imprese sono in evoluzione, penso anche all’importanza che si inizia a dare ad un agire sostenibile. Prendo a prestito la frase di un altro formatore, Alberto Peretti: non tutta la vita è lavoro, ma tutto il lavoro dev’essere vita. Non possiamo essere centrati se teniamo la vita al di fuori del lavoro, relegandola ai pochi fine settimana e alle ferie che abbiamo.


Formazione e coaching, dal punto di vista delle aziende…

Le aziende che incontro chiedono risposte, veloci ed efficaci: questo è l’approccio.
Da monaco benedettino, e poi anche da coach, dico ai manager che per trovare le risposte dobbiamo farci le domande giuste nel modo giusto. Rimangono un po’ spiazzati all’inizio, ma d’altronde il coaching è efficace, direi, per quattro motivi: le persone si fermano, ragionano, ascoltano e vengono ascoltate, nessuno viene giudicato. La nostra società va troppo di fretta, di conseguenza spesso noi non riusciamo a ragionare, non ascoltiamo e veniamo giudicati. 


La nostra società è frettolosa, dunque è lontano il traguardo della “leadership sapiente”?

Appunto, bisogna proprio uscire da una logica legata alle prestazioni: un leader sapiente sa trovare degli equilibri nelle situazioni e, siccome queste ultime cambiano in continuazione, non c’è un traguardo fisso che si raggiunge e dopo il quale un leader sarà sapiente…per sempre! Il corso fatto a Porto San Giorgio, ad esempio, serviva a dare degli strumenti: poi, vanno utilizzati di volta in volta, in uno scenario sempre mutevole. Ci si allena, però, ad essere leader sapiente, utilizzando prudenza, fortezza, giustizia e temperanza, accettando anche i propri limiti nel quotidiano.


C’è un legame tra la Regola benedettina e l’agire quotidiano della Compagnia delle Opere?

Ho conosciuto la Compagnia delle Opere prima attraverso Cdo Insubria, poi con Cdo Marche Sud. Dalla mia esperienza, lo spirito della Compagnia delle Opere è perfettamente legato al mondo benedettino. Il principio più importante che condividiamo è che l’essere umano non è fatto per la competizione: lo so, nella nostra società il messaggio è quasi sempre l’opposto, ma l’essere umano è fatto per la collaborazione, per la sinergia. La natura stessa utilizza sinergie, l’esempio che spesso faccio riguarda il nostro corpo: se i suoi organi non cooperassero noi non potremmo sopravvivere. Vivere vuol dire avere un interscambio, delle relazioni. Chi pensa il contrario fa prevalere l’idea che conti solo il profitto, i monasteri e le associazioni come la Compagnia delle Opere possono essere luoghi in cui si sperimenta un’altra idea di “qualità della vita”. 

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