Da un’indagine Censis emerge che le uniche professioni a crescere negli ultimi tre anni sono state quelle artigianali e operaie
Dal 2007 al 2010 in Italia il lavoro manuale è stato l’unico a crescere. Lo rileva il Censis nell’indagine conoscitiva sul mercato del lavoro presentata durante l’audizione alla Camera dei Deputati del 17 maggio scorso. In nessun altro Paese europeo la percentuale dei giovani dediti a lavori manuali è così alta. Infatti il 42,5% dei soggetti tra 15 e 24 anni e il 36% di quelli tra 25 e 34 anni svolge un’attività artigianale, operaia o non qualificata. Più di quattro punti sopra la media Ue. Al contrario sono i laureati italiani a passarsela male. Rispetto ai “colleghi” del resto d’Europa, i nostri faticano a trovare un’occupazione: sono il 66,9% nella fascia 25-34 anni contro una media europea pari all’84%.
Se si confrontano i dati del Censis con quelli diffusi nell’ultimo rapporto del consorzio universitario Alma Laurea, cui aderiscono 62 atenei, si scopre che in ogni caso sul lungo periodo la formazione accademica può fare la differenza. Nell’intero arco della vita lavorativa, infatti, i laureati presentano un tasso di occupazione di oltre undici punti percentuali superiore rispetto ai diplomati. Anche la retribuzione risulta più elevata del 55%. La ricerca di Alma Laurea ha coinvolto un campione di oltre 400 mila giovani che hanno terminato l’università nel 2009. Tra il 2004 e il 2009 quelli che hanno concluso gli studi sono aumentati del 19%, percentuale positiva ma ancora distante da quel 40% di crescita indicato dalla Commissione europea quale obiettivo da raggiungere entro il 2020.