Albano, “Ora il sostegno pubblico si estende a progetti complessi, di filiera”

Cdo Magazine ha domandato a Lucia Albano, sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, quali passaggi della nuova manovra finanziaria rafforzeranno la competitività delle imprese italiane.

 

In che modo le misure della legge di Bilancio 2026 a favore degli investimenti e dei crediti d’imposta possono rafforzare concretamente la competitività delle imprese, soprattutto PMI e filiere strategiche?

Le misure previste dalla Legge di Bilancio 2026 incidono concretamente sulla convenienza economica degli investimenti, supportando l’acquisto di nuove tecnologie e attrezzature. La manovra conferma e rafforza strumenti di natura finanziaria che mettono a disposizione nuove risorse e agevolano l’accesso al credito bancario da parte delle PMI. Come esempio, il rifinanziamento della Nuova Sabatini che, grazie a una dotazione pari a 650 milioni per il biennio, continua a rappresentare una leva importante per potenziare gli investimenti produttivi, e il nuovo Piano Transizione 5.0, che mira a sostiene gli investimenti delle imprese in tecnologie digitali e green. Inoltre, attraverso l’iperammortamento – esteso anche agli investimenti green – e il Credito d’imposta Ricerca & Sviluppo, la manovra incentiva l’acquisto di beni strumentali e tecnologie avanzate. Il sostegno pubblico non si limita a progetti di singole imprese, ma anche progetti più complessi, di filiera. In questa prospettiva, la manovra prevede lo stanziamento di 550 milioni di euro fino al 2029 per i Contratti di Sviluppo gestiti da Invitalia, che supportano gli investimenti di maggiore dimensione attraverso
una combinazione di contributi a fondo perduto
e finanziamenti agevolati. A questi strumenti si affiancano le misure di rafforzamento delle filiere produttive locali, in particolare attraverso il rafforzamento dei crediti d’imposta territoriali (ZES
e ZLS).

Per quanto riguarda il fondo da 1,3 miliardi previsto dal Governo, a quali contesti e perché ritiene più opportuno assegnare tali risorse affinché producano risultati concreti?

Il fondo da 1,3 miliardi può produrre risultati concreti, utilizzato come strumento di politica industriale orientato a sostenere investimenti mirati e di lungo periodo. Il punto è fare in modo che gli investimenti possano produrre effetti moltiplicativi che durino nel tempo. Per questo è importante che le risorse vengano concentrate dove l’intervento pubblico può avere il maggiore impatto. Le piccole e medie imprese sono un destinatario naturale, perché più esposte a vincoli finanziari e perché, spesso, è proprio il sostegno pubblico a fare la differenza
tra un investimento che parte e uno che viene rinviato o ridimensionato. Un’attenzione specifica va
poi riservata agli interventi in innovazione tecnologica, digitalizzazione ed efficientamento energetico, che rappresentano un passaggio obbligato per rafforzare, nel medio-lungo periodo, la capacità competitiva delle imprese.

Secondo lei, come il Governo può aiutare le imprese nelle zone in difficoltà, garantendo lavoro stabile e crescita sostenibile?

Il Governo Meloni, con il Ministro Fitto prima e il Ministro Foti oggi, ha svolto un lavoro di grande rilievo istituendo la ZES Unica per il Mezzogiorno. Fino al 2023, infatti, le otto ZES presenti nel Sud erano frammentate e distribuite in modo disomogeneo sul territorio, limitando l’efficacia di uno strumento che, pur valido, non riusciva a esprimere appieno il proprio potenziale. La creazione di una ZES Unica per il Sud – successivamente estesa anche a Marche e Umbria – e la centralizzazione della governance presso la Presidenza del Consiglio hanno
segnato un deciso cambio di passo. Il credito d’imposta e, soprattutto, la forte semplificazione amministrativa, con la creazione dello Sportello Unico, si sono rivelati leve decisive, permettendo alle imprese del Mezzogiorno di competere ad armi pari. I risultati, richiamati anche dal Governatore di Bankitalia Panetta e dal Presidente dell’ABI Patuelli, sono evidenti: record di occupazione e di investimenti, senza contare le ricadute sull’indotto. Il Sud è tornato a essere la locomotiva d’Italia: un ottimo esempio di politica industriale da replicare.

In un contesto di crescita economica moderata, quale ritiene sia l’importanza dei corpi intermedi nel sostenere le imprese?

Il confronto con i corpi intermedi è fondamentale, soprattutto in una fase storica segnata da profondi cambiamenti internazionali come quella attuale. Nessun Governo dispone di tutte le risposte o di soluzioni preconfezionate: per questo il dialogo con le rappresentanze economiche e sociali è essenziale per individuare politiche condivise, efficaci e il più possibile rappresentative. Fin dall’inizio, l’azione di governo si è caratterizzata per un metodo improntato all’ascolto e alla collaborazione, come dimostra l’istituzione delle numerose cabine di regia presso la Presidenza del Consiglio, pensate proprio per favorire un confronto strutturato tra istituzioni e parti interessate. È un approccio che ci ha accompagnato finora e che intendiamo continuare a valorizzare.