Libano sotto attacco. AVSI porta avanti una campagna di raccolta fondi per sostenere la popolazione colpita
Ben il 25% dei libanesi ha dovuto abbandonare le proprie case per trasferirsi in zone più sicure del Paese. Molte le famiglie che vivono in strada. La ong, che vanta una presenza storica nel sud del Libano, lancia una campagna per distribuire acqua e cibo, ma anche per organizzare corsi di recupero e momenti di gioco per i più piccoli
Marco Perini è Regional Manager dell’area Mena (Medio Oriente e Nord Africa) della Fondazione AVSI organizzazione della società civile che realizza progetti di cooperazione allo sviluppo e aiuto umanitario in 41 Paesi. A lui domandiamo qual è la situazione in Libano e quali le necessità più urgenti della popolazione. Qual è oggi la situazione più urgente che state riscontrando nelle comunità con cui lavorate in Libano e quali sono i bisogni principali di cui la popolazione ha necessità in questo momento? I numeri raccontano il bisogno in questo momento: più di 1,3 milioni di sfollati hanno perso tutto e hanno abbandonato i loro villaggi e i loro quartieri di residenza perché sotto le bombe israeliane. Sono il 25% della popolazione totale del Libano e si sono trasferiti nelle parti più “sicure” del Paese. I più “fortunati” hanno affittato appartamenti e camere d’hotel, altri hanno trovato rifugio in scuole adibite a dimore provvisorie e altri ancora dormono per strada. Coperte, materassi, lenzuola, acqua, cibo, prodotti igienici e tutto quello che serve per sopravvivere quotidianamente: questi i bisogni principali. Altrettanto importante è il supporto psicosociale per i bambini e i genitori fortemente traumatizzati e per i più piccoli anche organizzare loro dei momenti di svago e gioco che li riconducano a quella situazione di “normalità e spensieratezza” che dovrebbero caratterizzare la loro giovane esistenza.
Ancor più difficile e impegnativa è la sfida dell’educazione: scuole chiuse, altre diventate dormitori, altre distrutte. Organizzare corsi di recupero, lezioni in ambienti decorosi o altre online è una sfida ciclopica: non hanno quaderni e libri, mancano le classi e quando seguono online devono avere telefoni carichi di elettricità e di abbonamento internet. Grazie alla campagna di raccolta fondi stiamo lavorando su tutto questo.
AVSI è sempre stata una presenza storica nel sud del Libano oggi teatro di scontri e guerra. Quando avete cominciato a operare nel sud e che cosa avete realizzato in questi anni? E oggi, alla luce della tragica situazione attuale, come sta sopravvivendo la popolazione? C’è ancora qualche operatore di AVSI nel sud del Paese?
Abbiamo iniziato a lavorare nel sud, e nella provincia di Marjayoun in particolare, all’indomani della fine della guerra con Israele nel 2006. Da allora non ce ne siamo più andati: abbiamo lavorato con una decina di municipalità, ricostruito scuole, organizzato corsi professionali, supportato piccole e medie imprese agricole, riabilitato una piana agricola di 900 ettari che prima di questa guerra era totalmente coltivata. Inoltre 1.300 bambini cristiani, sunniti, sciiti e siriani sono stati aiutati da altrettante famiglie italiane e con un gesto di generosità italiana grandissimo qualche anno fa abbiamo inaugurato il Fada2I (“il mio universo”), che è il più grande centro comunitario della regione dove centinaia di persone ogni giorno si trovavano per un corso di recupero, una lezione di informatica, un cineforum, un incontro tra agricoltori e altro. Oggi la maggior parte delle persone è scappata dalle bombe e alcuni villaggi sono stati rasi al suolo da Israele. Rimangono circa 2mila persone dei villaggi cristiani che gravitano intorno alla cittadina di Qlayaa e alla parrocchia: praticamente non escono più dal villaggio, ascoltano i bombardamenti continui intorno a loro, le scuole sono chiuse, nessuno lavora più, ma resistono e non lasciano la loro terra. Con loro abbiamo quattro colleghi di AVSI: Georges, Nadine, Mayssa e Remy. Stiamo organizzando dei convogli di aiuti umanitari continui tenendo conto delle difficoltà di sicurezza e del fatto che la maggior parte dei ponti sono stati fatti saltare, ma AVSI, fino a quando loro ci saranno, ci sarà per loro, come cerchiamo di esserci per più persone possibili in tutto il Paese. E questo anche grazie all’aiuto che chi legge potrà darci.