Dentro il disordine, le ragioni per costruire

La geopolitica al Meeting di Rimini: incontri, voci e prospettive per leggere un mondo in trasformazione e per individuare nuove strade di dialogo.

L’espressione “disordine mondiale” è logora, ma riaffiora continuamente perché ci sfuggono le categorie con cui inquadrare i convulsi cambiamenti geopolitici del presente. Il Meeting di Rimini non ha certo in tasca un manuale d’istruzioni per rimettere insieme i pezzi del puzzle globale, ma convoca interlocutori di calibro internazionale per dialogare, attraversando steccati e recinti ideologici. Si parlerà dello Stretto di Hormuz si apre e si richiude come una valvola sotto pressione, dei prezzi dell’energia che mettono in ginocchio la classe media globale, degli Stati Uniti che si guardano allo specchio a 250 anni dalla propria fondazione, dell’Europa che rincorre regole per tecnologie già cambiate quando le regole arrivano. Ma si discuterà anche, più in profondità, dello sfibramento del tessuto democratico in occidente e della notte del diritto internazionale che stiamo attraversando. Il titolo dell’edizione 2026, “L’amor che move il sole e l’altre stelle”, potrebbe sembrare, in questo contesto, un rifugio. È il contrario: è la chiave con cui il Meeting entra dentro il disordine del presente
Lo spiega bene il titolo di uno dei primi incontri in programma, “Mondo furioso”. L’architettura internazionale di ieri si è sgretolata, ma quella di domani non ha ancora una forma.

Martedì 21 agosto Alessandro Aresu e Giovanni Orsina proveranno a orientarsi in questa fase in cui i concetti stessi di sovranità, mercato e ordine internazionale sono messi in discussione, e il linguaggio della forza guadagna terreno su quello della diplomazia. Sullo stesso crinale si muove anche “I padroni del mondo”, panel con Stefano Lucchini, Monica Maggioni e Luciano Violante. Le democrazie liberali sembrano marginalizzate da pulsioni autoritarie e da poteri tecnologici colossali, eppure la tradizione democratica ha ancora una strada da offrire. Non è un caso che proprio in questi mesi la Compagnia delle Opere dedichi un ciclo di appuntamenti alla forza dell’incontro tra persone e popoli. Il 22 agosto due interlocutori americani, il giornalista conservatore Christopher Caldwell, e il politologo democratico Michael Driessen, ragioneranno dell’esperimento americano alla prova dopo 250 anni dalla dichiarazione di indipendenza: da fattore di instabilità, gli Usa si presentano oggi come forza che sconvolge le certezze del passato.

Il Mediterraneo torna al centro della geopolitica energetica con la crisi dello Stretto di Hormuz, e l’Italia punta a diventare un hub tra infrastrutture, competenze industriali e relazioni diplomatiche. Se ne parlerà il 24 agosto con i vertici di Snam, Enel e Hitachi Energy insieme al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Il giorno seguente il tema si allarga alla scala continentale con “Transizione energetica e competitività nell’Unione Europea”, mentre mercoledì 26 agosto la presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, aprirà una riflessione su un continente chiamato ad accelerare senza smarrire le proprie radici. Una delle proeccupazioni più urgenti in questo frangente è che l’Europa, nei suoi farraginosi tentativi di normare l’industria dell’intelligenza artificiale e ridisegnare la propria sicurezza energetica, arrivi sempre un passo dopo la realtà.

Ma la geopolitica al Meeting non è soltanto un esercizio di analisi, ha sempre un volto. Mercoledì 26 agosto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e monsignor César Essayan racconteranno la ricostruzione, materiale e umana, di un Libano sconvolto dalla guerra e sospeso su un accordo fragile. L’incontro “La speranza per l’Ucraina” mette a confronto una scrittrice e un vescovo rimasto nella propria diocesi attraversata dal fronte, per chiedersi da dove nasca la fiducia quando tutto sembra crollare. E un dialogo fra Joseph Weiler e Olvier Roy, due grandi intellettuali del nostro tempo, sulla via per ricucire la ferita, che al momento appare insanabile, fra Israele e Palestina testimonia l’audacia di chi non vuole smettere di sperare.

Un altro tema che innerva le giornate di Rimini è il ruolo delle istituzioni internazionali in un mondo che sembra volerne fare a meno. Venerdì 21 agosto i direttori esecutivi di Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale per l’Italia, Matteo Bugamelli e Riccardo Ercoli, insieme a Federico Galizia dell’International Finance Corporation, si interrogano su come perseguire uno sviluppo equo in un mondo in subbuglio, e su quale ruolo possano ancora avere organismi nati per dare sostanza a un mondo multilaterale che oggi appare pieno di crepe. Il tema torna, in chiave più filosofica, nel ciclo “La condizione umana nel tempo delle tecnocrazie e dei nuovi nazionalismi”. Il 25 agosto il politologo Luca Castellin affronterà a crisi della statualità e dell’ordine internazionale, lette a partire dall’ipotesi del realismo cristiano.


Lo scenario di ricomposizione riguarda naturalmente anche l’Italia, che il 25 agosto sarà raccontata da Enrico Mentana e Bruno Vespa. Due firme che ogni giorno leggono le cronache del presente si confronteranno su un paese che vive, paradossalmente, un momento di stabilità mentre tutto intorno vacilla. Non distante, il confronto tra i responsabili scuola dei principali partiti, quello sulla pubblica amministrazione dei talenti e quello sull’ottantesimo anniversario della Repubblica compongono il ritratto di un sistema che cerca punti fermi senza rinunciare al cambiamento.

Quello che tiene insieme incontri così diversi è il desiderio di non rifugiarsi, di fronte alla complessità, nel falso senso di sicurezza degli slogan del passato e di affrontare invece a viso aperto i disordine a cui non sappiamo dare un nome. Mettendo a confronto chi decide, chi studia e chi vive sulla propria pelle le conseguenze delle scelte altrui. Il Meeting non promette risposte definitive ma offre un luogo per cercare insieme, dentro il disordine, le ragioni per continuare a costruire.