In occasione dei 40 anni di Compagnia delle Opere, Cdo ha realizzato un Manifesto che ripercorre e rilancia le ragioni originarie dell’associazione che da sempre sostiene uomini e donne impegnati nel mondo del lavoro, dell’impresa, delle opere educative e delle opere sociali. Il testo richiama il valore di una presenza umana e sociale capace di costruire, fondata sulla centralità della persona, sulla libertà, sulla responsabilità, sulla sussidiarietà e sulla promozione del bene comune.
Attraverso le parole chiave “Compagnia”, “Amicizia”, “Giudizio” e “Opera”, il Manifesto descrive il metodo e l’esperienza di Cdo: un luogo in cui condividere esperienze, maturare criteri di giudizio, affrontare le sfide professionali e generare risposte concrete ai bisogni della realtà. Una proposta ancora oggi viva, che invita imprese, professionisti ed enti, con o senza scopo di lucro, a costruire insieme opere capaci di durare nel tempo e di testimoniare che il lavoro può essere spazio di crescita umana, collaborazione e servizio al bene di tutti.
Compagnia delle Opere: una presenza originale che genera un’umanità nuova
Ogni uomo, segnato dal suo innato desiderio di costruire, si implica con i bisogni che incontra per lasciare un segno. Tale desiderio ha bisogno di un luogo in cui essere sostenuto, corretto, aiutato.
È per questo che le persone si uniscono e rendono possibile una presenza umana e sociale realmente costruttiva, ciò che nella nostra società ha dato vita negli anni alla nascita e allo sviluppo dei cosiddetti corpi intermedi.
Compagnia delle Opere ha trovato nella Dottrina Sociale della Chiesa e nel suo metodo educativo un’espressione compiuta, in quanto propone una fede vissuta come criterio di giudizio, guida e confronto su tutti gli aspetti della vita, sia privata sia sociale ed economica, con particolare attenzione alla centralità della persona, alla libertà e alla responsabilità, al principio di sussidiarietà, alla solidarietà e alla promozione del bene comune, non come riferimento teorico o devozionale, ma origine di un soggetto nuovo.
Cdo è oggi un’associazione di imprese che sostiene e accompagna le persone impegnate nel mondo del lavoro: imprese, professionisti ed enti, con o senza scopo di lucro. Offre un contesto associativo nel quale condividere esperienze e percorsi professionali, maturare strumenti di giudizio e di decisione, sviluppare collaborazioni e opportunità operative e valorizzare la dimensione comunitaria e sociale del lavoro. Le ragioni originarie di Cdo restano vive oggi, sfidano ancora il tempo presente, si esprimono in forme nuove, creative, ma riconoscibili nella loro continuità con l’origine.
L’ideale che ci muove ancora nel presente nasce dalla consapevolezza che
l’incontro con l’avvenimento cristiano genera una tensione a rispondere ai bisogni che incontriamo non chiude la persona in una ricerca individuale, ma la apre alla condivisione, alla costruzione comune e a una socialità libera e creativa. Questo intercetta l’esperienza di tutti e facilita il lavoro insieme.
Compagnia e Amicizia: il cuore del metodo Cdo
Cdo propone un metodo di lavoro fondato sull’incontro, sul confronto e sulla responsabilità condivisa: un’esperienza concreta, utile per imparare e capace di favorire la crescita della persona e delle organizzazioni.
Una compagnia che ha come punto di partenza e di coinvolgimento la scoperta del senso del lavorare e del costruire è in grado di sostenere ciascuno nella propria responsabilità professionale e imprenditoriale, valorizzando l’opera dell’altro come parte essenziale di un cammino condiviso. Fare insieme, alla luce di un ideale comune, permette di vincere l’autoreferenzialità e la solitudine, tra i mali più diffusi del nostro tempo.
Nell’esperienza associativa di Cdo, il concetto di “amicizia operativa” e il desiderio di costruire opere e imprese attente al bene comune costituiscono il cuore della proposta.
Giudizio: un cammino per comprendere la realtà
L’appartenenza a questo ideale condiviso introduce nella vita un cambiamento radicale che si manifesta anzitutto come un mutamento dello sguardo: su noi stessi e su tutte le cose. È un cambiamento delle categorie dell’intelligenza, del modo di pensare, di valutare e di stare di fronte alla realtà.
Questo cambiamento di sguardo è ciò che chiamiamo giudizio. Il giudizio non è riducibile a una semplice opinione o valutazione soggettiva, ma è il cammino attraverso cui, nel confronto con la realtà e con gli altri, matura una nuova umanità libera e profonda, in cui si acquisiscono criteri adeguati a comprendere e affrontare le sfide del lavoro, della gestione, del rischio e dello sviluppo.
Opera: una risposta al bisogno
È da questo mutamento dello sguardo e da un luogo di umanità in cui le persone si implicano che un tentativo di costruzione diventa opera.
L’opera nasce dall’idea di dare una risposta sistematica a un bisogno che interpella profondamente la propria vita lavorativa dando origine a iniziative imprenditoriali e sociali capaci di durare nel tempo.
L’opera, infatti, non rappresenta soltanto una soluzione pratica a un’esigenza, ma testimonia che la vita può mantenere la sua unità: senza separare ideale e lavoro, fede e impresa, esperienza personale e responsabilità sociale. Ogni opera che nasce documenta concretamente questa possibilità, mostrando che il lavoro può essere luogo di compimento umano, di costruzione comune e di servizio al bene di tutti.
Per Cdo la risposta autentica al singolo bisogno non è mai individuale, ma si esprime in tentativi concreti che sono l’opera di una o più persone all’interno di un contesto di compagnia che sostiene il loro lavoro, provoca l’urgenza di educare, accompagna e sostiene una responsabilità specifica nell’impresa e una responsabilità storica verso il mondo.
Come affermava don Giussani nell’Assemblea nazionale della Cdo del 14 marzo
1992, a Milano: «Come non si può nascere da soli e come non si può vivere da soli, così non si può rispondere al proprio bisogno, qualunque esso sia — anche a quello che sembra il più singolare possibile — se non dentro una compagnia, se non con l’aiuto di una compagnia.»