È passata nel Consiglio dei ministri del 5 maggio la bozza di decreto di modifica dell’apprendistato. Dopo l’approvazione da parte dei sindacati, la bozza sarà sottoposta all’esame della Conferenza unificata delle Regioni.
La nuova disciplina è composta di soli sette articoli per semplificare l’utilizzo dello strumento con l’obiettivo di razionalizzare il quadro normativo attuale definendo tre forme di apprendistato quale «contratto a tempo indeterminato finalizzato all’occupazione dei giovani». Il contratto potrà essere per la qualifica professionale, professionalizzante o contratto di mestiere, di alta formazione e ricerca.
La disciplina dei contratti di apprendistato sarà affidata ad accordi interconfederali nel rispetto di alcuni vincoli come il divieto di retribuzioni a cottimo o l’obbligo di garantire la presenza di un tutore o un referente aziendale che dovrà seguire il percorso formativo dei giovani assunti. Un datore di lavoro non potrà assumere un numero di apprendisti superiore agli addetti specializzati e qualificati già in organico. All’apprendistato per qualifica professionale potranno accedere giovani che abbiano compiuto 15 anni e la sua durata non potrà superare i tre anni. In questo modo si cerca di rispondere al disagio di tanti ragazzi che, dopo la terza media, si ritrovano nella famigerata fascia dei “né-né” (né scuola né lavoro). Per tale ragione l’apprendistato dovrebbe diventare la via maestra per l’inserimento nel mondo del lavoro dei giovanissimi.