Dialogo in Compagnia del 21 aprile 2026 con Stefano Naldi, fondatore di 2NDSpace, startup faentina che realizza satelliti
“Forse s’avess’io l’ale da volar su le nubi, e noverar le stelle ad una ad una, (…) più felice sarei, candida luna”.
Sognava di volare il grande Leopardi, e come i geni di ogni tempo, esprimeva i desideri che sono propri di ogni persona, di qualunque età, genere e provenienza sia.
Questo sogno resta identico anche oggi, che sulle nubi possiamo volare su aerei di linea, anche economici (guerre e crisi permettendo) e che le stelle le noveriamo, ad una ad una, coi nostri telescopi super potenti e le sonde inviate in ogni parte del cosmo.
No, non siamo più felici degli uomini del tempo di Leopardi, ma il desiderio sì, quello è sempre lo stesso. Lo dimostra quanto ci accendiamo – sia che siamo giovani o vecchi, studenti o imprenditori – quando incontriamo qualcuno che con le stelle ha a che fare ogni giorno. O, se non proprio con le stelle, con lo spazio e l’universo.
Lo dimostrano le infinite domande che hanno perseguitato (bonariamente, s’intende) l’altra sera Stefano Naldi, co-fondatore di 2NDSpace, azienda che costruisce satelliti spaziali, intervenuto a Dialoghi in Compagnia, la rassegna della Compagnia delle Opere di Rimini, fatta proprio per conoscere imprenditori, liberi professionisti e, più in generale, avventurieri nel mondo del lavoro.
E, perché no, di farci anche ispirare dal loro coraggio.
Stefano ha raccontato il suo sogno, partito non da quattro amici al bar, ma da tre compagni di università, tra il 2011 e il 2012.
Sogno che prosegue anche oggi, che la sua 2NDSpace compie tre anni, ha superato il primo milione di euro di fatturato nel 2025 e dà lavoro ad 11 persone: “Un’altra l’abbiamo assunta oggi e altre due le assumeremo nel prossimo mese”, precisa.
Ma torniamo ai tre amici in facoltà. La scintilla per lo spazio scocca quando la sua attuale moglie segnala a Stefano un programma universitario dedicato alle idee innovative, si chiama “Spinner”. Spinti dalla semplice voglia di “far qualcosa insieme”, i tre amici decidono di buttarsi in un progetto sullo sviluppo di un sistema per ridurre i detriti spaziali (che facesse bruciare i satelliti a fine vita nell’atmosfera).
È una prima semina, che però continua a crescere, in silenzio.
Perché? Che succede?
Semplice, si rende conto che il suo sogno è rimasto chiuso in un cassetto e che non vuole “arrivare a una certa età senza averci nemmeno provato”.
Allora prende il coraggio a quattro mani e insieme ai suoi vecchi compagni di università, Niccolò Bellini e Davide Rastelli, decide di lasciare comfort zone, per fondare una nuova azienda che costruisce nanosatelliti: la 2NDSpace, appunto. Una spinta decisiva per acquisire le necessarie competenze manageriali e la grinta per partire, ricorda Stefano, arriva proprio dalla vittoria a Rimini del concorso “Nuove idee, nuove imprese” nel 2023.
Ok, ma a chi interessa mandare satelliti nello spazio?
“Principalmente si tratta di startup e piccole-medie imprese (PMI) che operano nel filone della cosiddetta New Space Economy. Il core business di queste aziende si basa sulla vendita di dati raccolti dallo spazio, e si concentrano solitamente in due settori principali: l’osservazione della Terra, aziende che utilizzano i satelliti per mappare il terreno e scattare immagini della superficie terrestre. Oppure per connettività IoT (Internet of Things): “Aziende che utilizzano i satelliti per raccogliere dati da sensori posizionati in aree remote prive di copertura internet, per poi trasferire queste informazioni in altre parti del mondo”. A questi settori principali se ne aggiunge anche un terzo: l’utilizzo dei satelliti come laboratori in orbita per condurre esperimenti scientifici”.
E oggi qual è il sogno di Stefano Naldi?
“Far crescere 2NDSpace fino a farla diventare una bella azienda grande, capace di costruire satelliti sempre più grandi, con sempre più persone entusiaste di lavorare per questa azienda e felici di mandare le proprie tecnologie nello spazio”.
Un sogno che continua, che cresce e che ci aiuta a rinfocolare i nostri.