«Cdo mi ha aiutato a chiarire le domande, non a trovare le soluzioni»
Francesca Caporale è socia e amministratrice di Staff, società del sud-ovest milanese specializzata in servizi di recapito postale per clienti nell’ambito dell’editoria, del marketing e del non-profit. In Cdo da sempre — prima come figlia, poi come imprenditrice — racconta un percorso di crescita personale e aziendale in cui la rete associativa ha avuto un ruolo preciso: non dare risposte, ma aiutare a fare le domande giuste.
C’è chi entra in Cdo per cercare clienti, chi per trovare fornitori, chi per aggiornarsi su un tema di settore. Francesca Caporale ci è entrata da bambina, tenuta per mano da suo padre. E da quella prima frequentazione ha imparato qualcosa che ancora oggi guida il suo modo di stare nell’associazione: «Cdo mi ha aiutato a chiarire le domande, più che a trovare le soluzioni. E questa, per me, è la cosa più preziosa».
Staff è una realtà radicata nel sud-ovest milanese, che gestisce servizi legati al recapito postale per clienti nei settori dell’editoria, del marketing e del non-profit. Quando Francesca entra in società, nel 2013, il contesto è chiaro: c’è un’azienda di famiglia da imparare a guidare, un settore da conoscere, una rete da costruire. Ma c’è anche qualcosa di meno definibile — la necessità di capire che tipo di imprenditrice vuole diventare.
«Avevo fatto lettere, non avevo immaginato la mia vita in azienda», racconta con la franchezza di chi non ha interesse a costruire narrazioni ad effetto. «Avevo bisogno di cominciare a capire come relazionarmi con il personale, con i miei soci, come trovare la mia strada — che non era più quella che era stata di mio padre, ma quella della mia società nel futuro».
È in questa fase che Cdo assume per lei una funzione specifica: non una scuola di gestione aziendale, ma uno spazio in cui incontrare persone che potessero accompagnarla nel percorso. Una rete di fornitori con la stessa visione del lavoro, imprenditori di altri settori con cui confrontarsi, storie da cui imparare a guardare avanti.
Il passaggio generazionale come punto di arrivo
Il tema che Francesca cita con più intensità è il passaggio generazionale, completato nel 2025. Un processo lungo, delicato, che in Cdo ha trovato un contesto in cui elaborarlo — in particolare attraverso il tavolo di lavoro con le seconde generazioni, imprenditori che condividevano una storia simile: aziende ereditate, responsabilità nuove, domande aperte su come affrontare la transizione.
«È stato davvero importantissimo», dice. «Direi che il passaggio generazionale che ho fatto in azienda è completamente frutto di quello che ho capito in Cdo — non perché mi siano state offerte delle soluzioni, ma perché mi sono state chiarite le domande».
La distinzione non è retorica. È un modo preciso di descrivere cosa significa fare parte di una comunità di imprenditori: non delegare le scelte, ma trovarsi in un ambiente in cui quelle scelte diventano più leggibili.
Compagnia nelle difficoltà, non solo nelle occasioni
Uno dei tratti che Francesca apprezza di più di Cdo è la libertà di partecipazione — la possibilità di dare un contributo concreto senza vincoli di settore o di ruolo, e di chiedere aiuto senza formalità. Un episodio in particolare è rimasto impresso: durante un incontro online nel periodo del Covid, Giorgio Vittadini — attualmente presidente della Fondazione per la Sussidiarietà — le disse: «Se hai un bisogno, Francesca, vai a cercarlo». Una frase semplice, che è diventata per lei un principio di partecipazione.
«La possibilità di andare a chiedere a un imprenditore più informato su un aspetto del bilancio, su una dinamica del personale, sul rapporto con un fornitore — creare una rete di conoscenze da tradurre nel proprio modo di fare impresa».
L’immagine che usa per descrivere il momento più significativo vissuto in Cdo è rivelativa: non un evento in particolare, ma una conversazione all’ultima Cena Sociale, mentre raccontava a un amico non ancora associato di un piccolo incontro tra giovani imprenditori in un’azienda, per parlare di passaggio generazionale. «Lì ho capito che la mia Cdo era fatta di tante cose: di quella bella serata, ma anche di quei dialoghi nelle aziende che visitiamo».
Tre parole scritte sul muro dell’azienda
A conclusione, Francesca sceglie tre parole per definire la sua esperienza associativa: compagnia, opera, lavoro. Le stesse parole scritte sul muro della sua azienda, volute da suo padre e dai suoi soci anni fa. «Una compagnia fatta di soci, personale, fornitori, dentro a un’opera che crea lavoro».
Una definizione che non separa la dimensione umana da quella imprenditoriale — e che, in fondo, descrive esattamente il modo in cui Francesca Caporale ha imparato a stare in Cdo: portando tutto.