Ieri, martedì 28 aprile 2026, presso la storica curia arcivescovile di Milano, si è svolto un incontro a tema lavoro, in vista della festività del 1° maggio, tra l’Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini e Compagnia delle Opere Milano.
Al centro del dialogo, il valore umano, sociale e relazionale del lavoro: un tema che prosegue il percorso avviato con il Manifesto del Buon Lavoro, presentato in Senato nel novembre 2024, e continuato con la mostra Ogni uomo al suo lavoro, realizzata nell’area Cdo in occasione del Meeting di Rimini 2025.
All’incontro hanno partecipato, don Costante Nazario, Responsabile Pastorale Sociale e del Lavoro Arcidiocesi di Milano, Piergiorgio Orsi, Presidente di Cdo Milano, Andrea Dellabianca, Presidente nazionale di Compagnia delle opere e circa 30 imprenditori associati.
Nel suo intervento, monsignor Delpini ha individuato tre parole decisive per guardare al lavoro: responsabilità, organizzazione e audacia. La responsabilità richiama il senso di ciò che si produce e delle persone con cui lo si fa; l’organizzazione rimanda alla centralità della persona nei processi aziendali; l’audacia, infine, è stata indicata come capacità comunitaria di esplorare i semi del futuro.
«Sento questi interrogativi particolarmente coinvolgenti per chi lavora», osserva subito l’Arcivescovo che evidenzia le tante facce delle diverse modalità lavorative, dalla produzione ai servizi alla persona. «Un’altra premessa – spiega -, è che occorre interrogarsi su chi non lavora: pensiamo alle percentuali altissime nel nostro Paese, specie nelle fasce giovanili, dei neet neet. Una terza questione, molto avvertita in questo tempo, è quella del lavoro povero, per cui con il lavoro non si guadagna più la vita. Fare domande su tutto questo e sollecitare altri a interagire mi pare molto promettente».
«Una parola che raccolgo volentieri da questa proposta è la responsabilità del lavoro che ricorre nella mostra, soprattutto nella seconda parte. C’è una responsabilità per ciò che si produce e con chi: questa potrebbe essere una medicina che contrasta l’individualismo, la malattia che fa declinare la nostra civiltà. L’individualismo, infatti, induce a vedere il mondo con miopia ed è uno dei fattori che rendono funzionale il lavoro solo al singolo soggetto e al suo successo, a prescindere da come, con chi e per chi si lavora. Io penso che il tema della responsabilità abbia a che fare con il senso della vita nel contesto ampio in cui viviamo».
Ma come si educa a un’etica della responsabilità? Il riferimento è al concetto di vocazione, ossia «alla consapevolezza che vi è un mondo che chiama ciascuno, così anche il non credente trova un senso nella vita intesa come risposta a una chiamata, che per i cristiani, è la voce di Dio».
Poi, una seconda parola: «L’organizzazione umanistica del lavoro. La Dottrina sociale della Chiesa ha come principio irrinunciabile la centralità della persona e ciò richiede un modo di organizzare il lavoro nel rapporto tra persone – come voi sapete bene e fate -, in modo che si possa rispondere alla domanda per chi si lavora». Anche perché oggi, il Cda di un’azienda è spesso qualcosa di anonimo che si riunisce dall’altra parte del mondo: «Questo è un rischio reale nella grande produzione», scandisce.
Infine, l’«audacia, non da intendere come una specie di temerarietà che sfida i pericoli, ma come un esplorare i semi del futuro. L’audacia è una virtù sociale, perché è una pratica comunitaria che si può realizzare solo insieme. Non si tratta di una raccolta di pareri e opinioni, ma di condivisione: l’audacia è la forma del coraggio comunitario».
Il Presidente di Cdo Milano, Piergiorgio Orsi conclude: “Riprendo la provocazione sull’essere educati alla responsabilità. Credo che questo criterio ideale abbia bisogno di luoghi concreti di accoglienza, nei quali poter porre domande che portiamo con noi sul lavoro e sulla responsabilità. In dialogo con Voi, noi come Compagnia delle Opere ci adoperiamo come luogo di confronto e di domanda rispetto a questo invito alla responsabilità. La pretesa di essere un luogo educativo dentro questa responsabilità non può prescindere dal tendere all’amicizia. Per questo vi facciamo un ringraziamento per questa vicinanza anche al nostro mondo del lavoro. Grazie”
Per Compagnia delle Opere, l’incontro rappresenta un’occasione preziosa per continuare a promuovere una cultura del lavoro capace di tenere insieme impresa, persona e comunità. Al termine del dialogo, Andrea Dellabianca ha espresso il desiderio di portare la mostra anche a Milano e di sviluppare, insieme all’Arcidiocesi, momenti di approfondimento sui temi emersi.