Cdo in prima persona. Secondo episodio: Roberto Gaviglio

Con il secondo video di Cdo in prima persona, continuiamo a raccontare il valore dell’appartenenza a Compagnia delle Opere attraverso le storie dei nostri soci. Questa volta lo facciamo con Roberto Gaviglio, amministratore delegato di GAVO Impianti Elettrici di Vigevano, che nella sua testimonianza mette a fuoco alcuni tratti essenziali della sua esperienza in Cdo: la condivisione, la crescita comune, l’attenzione ai giovani e l’amicizia come aiuto concreto nel lavoro.

Gaviglio guida un’azienda nata trent’anni fa e cresciuta fino ad arrivare oggi a 35 dipendenti. Ma nel suo racconto il punto non è solo lo sviluppo dell’impresa. È soprattutto ciò che l’incontro con Cdo ha generato nel suo modo di lavorare e di guardare ai rapporti professionali. “Abbiamo fatto un percorso e abbiamo aderito e da lì mi si è aperto un mondo”, racconta. Gli incontri con altri imprenditori lo hanno aiutato a riconoscere aspetti che sentiva già veri, ma che da solo non riusciva ancora a mettere bene a fuoco.

Tra le parole più importanti della sua testimonianza c’è condivisione. “Ho imparato che è inutile tenersi dentro quello che uno sa. Quello che sai deve essere condiviso”. E spiega perché: mentre trasmetti a un altro ciò che hai imparato, non solo aiuti lui a crescere, ma sei già spinto a fare un passo ulteriore. “Se ti fossilizzi su quello che hai già imparato, continuare a fare solo quello, non vai al passaggio dopo”.

Un altro passaggio centrale riguarda il rapporto con i giovani. GAVO aveva già una sensibilità verso la collaborazione con le scuole, ma anche su questo l’esperienza in Cdo ha dato nuovo slancio a un’attenzione già presente. Da qui è nata anche la collaborazione con la cooperativa sociale ASLAM, iniziata proprio grazie al percorso associativo. Roberto racconta di essersi messo in gioco in prima persona come insegnante, portando ai ragazzi una proposta molto concreta: “Facciamo proprio la parte pratica, gli facciamo fare il lavoro concreto”. E ancora: “gli ho fatto tagliare delle canaline con dei seghetti, bucare delle lamiere con un trapano”. Un modo diretto per accompagnare i giovani a scoprire il valore del lavoro attraverso l’esperienza.

Il messaggio che affida ai giovani è chiaro: bisogna riconoscere la propria vocazione, perché ogni persona è unica e non esiste un’unica strada per realizzarsi. “Non per forza bisogna diventare avvocati o ingegneri per essere felici nella vita”.

Nel suo racconto emerge anche un cambiamento nel modo di guardare ai fornitori. Grazie alla testimonianza di un socio che aveva smesso da tempo di inseguire il prezzo più basso a ogni commessa. Il ragionamento era semplice: un collaboratore non è una variabile da ottimizzare, è qualcuno che ci mette l’anima, che fa parte della storia di una azienda. È un investimento sulla relazione, capace di restituire un valore che nessun capitolato può quantificare.

Da qui nasce anche una delle immagini più efficaci della sua testimonianza. Alla base di tutto c’è una matematica che Gaviglio considera letteralmente vera: uno più uno non fa sempre due. Se due persone collaborano davvero, il risultato può essere tre, o quattro. È quello che chiama crescita esponenziale — una crescita che è sana proprio perché è condivisa.

Infine, c’è una parola che Roberto lega in modo esplicito a Compagnia delle Opere: amicizia. “Per qualsiasi bisogno, trovi qualcuno che ti risponde come se parlasse ad un amico”. E conclude con un’immagine molto efficace: “Se tu hai un problema e ne parli con una persona il problema l’hai già dimezzato. Se lo condividi con più persone è diventato molto piccolo”.

Nella testimonianza di Roberto Gaviglio c’è, in fondo, un’idea molto chiara di cosa significhi per noi fare impresa dentro una compagnia: non essere soli, crescere nel confronto, riconoscere il valore di ogni relazione. È questo il cuore della sua esperienza in Cdo: una crescita che non si trattiene per sé, ma che si condivide e, proprio così, diventa un bene per tutti.