Il consulente Michele Scarpeccio lavora tra aziende e mondo sportivo: “Non sono poi così diversi”.
Quando Michele Scarpeccio, consulente iscritto alla Compagnia delle Opere Marche Sud, parla del suo lavoro, il tempo emerge come il vero filo conduttore, anche se non lo nomina mai apertamente. Il tempo delle carriere che accelerano, quello delle decisioni che non ammettono rinvii e quello, più lento e profondo, necessario per dare forma a un patrimonio.
“Ho cinquantuno anni e lavoro come private banker da ventotto”, racconta, ripensando a quel lontano dicembre del 1997. Oggi opera in Sanpaolo Invest, gruppo Fideuram – Intesa Sanpaolo Private Banking, come consulente patrimoniale, seguendo famiglie imprenditoriali, atlete e atleti professionisti. “Il mio lavoro è tutelare e pianificare”, spiega, “perché il patrimonio, se non è governato, diventa fragile”. Nel mondo dello sport questa fragilità è amplificata dalla brevità delle carriere. “Chi pratica lo sport in ambito professionistico concentra i suoi guadagni in dieci o quindici anni, quando va bene”. “È un tempo brevissimo, con redditi discontinui, e senza una pianificazione il rischio è altissimo”.
Michele parla con il realismo di chi conosce bene le conseguenze. “I dati europei dicono che bastano tra i tre e i cinque anni dalla fine della carriera sportiva per andare in bancarotta. Anche chi è famoso e che ancora non ha quarant’anni corre questo rischio”. Da qui nascono protocolli e percorsi pensati per proteggere ciò che è stato costruito in fretta.
“In Italia solo il 3% di chi ha giocato in Serie A riesce a vivere di rendita”. Oggi, lui segue 76 persone, tra Serie A, Serie B e contesti internazionali, molte giovanissime. “Il mio obiettivo è portarli a fine carriera con serenità, senza che rientrino in quella percentuale che purtroppo fallisce”.
Parallelamente, lavora con famiglie imprenditoriali, chiamate ad affrontare scelte complesse in uno scenario che cambia rapidamente. “Chi fa impresa ha un orizzonte più lungo, ma oggi i tempi si sono accorciati”, spiega, citando startup capaci di creare grandi fortune in pochi anni e aziende storiche alle prese con passaggi generazionali delicati. “La difficoltà non è creare valore, ma gestirlo”. Da circa un anno e mezzo, nelle Marche, si occupa anche della parte corporate, seguendo operazioni di crescita, fusioni e acquisizioni. “Il private banking oggi può affiancare davvero l’imprenditore o l’imprenditrice, non solo sul piano finanziario ma anche strategico”.
Sport o imprenditoria, il tema resta la protezione. “Molti imprenditori e molte imprenditrici reinvestono tutto nell’azienda, ed è giusto”, dice, “ma una famiglia va tutelata”. Non ha senso inseguire rendimenti se manca una visione complessiva. “Se poi serve liquidità e non è stata pianificata, si è costretti a smobilizzare nel momento sbagliato”. Nel mondo dello sport, invece, il problema è spesso l’eccesso di proposte. “Oggi i ragazzi e le ragazze ricevono continui input: immobili, orologi, criptovalute. Il passaparola fa danni enormi”. Il suo ruolo è rallentare, verificare, filtrare. “Ogni progetto passa da avvocati e commercialisti. Bisogna capire se è davvero un investimento”. Nessuna contrapposizione con i procuratori. “Con quelli seri ho ottimi rapporti. Quando la gestione patrimoniale è sbagliata, l’atleta si innervosisce e ne risente anche in campo”.
Michele, naturalmente, non è solo ma lavora con un team di sei persone tra Marche e Milano, coprendo servizi che vanno dalla gestione immobiliare alla tutela patrimoniale, fino al supporto nelle operazioni straordinarie. Anche l’intelligenza artificiale sta entrando nel suo lavoro come strumento di efficienza. “Sarà un partner importante”, riconosce, “ma nei momenti di crisi la differenza la fa l’esperienza”. È in questo contesto professionale e umano che si inserisce la recente affiliazione di Michele Scarpeccio alla Compagnia delle Opere Marche Sud, avvenuta circa un mese fa. “Sono arrivato su invito di una socia che mi aveva parlato molto bene della Compagnia delle Opere Marche Sud”. La curiosità iniziale si è trasformata rapidamente in interesse concreto. “Ho avuto la fortuna di partecipare subito al primo convegno e l’ho trovato davvero molto interessante, sia per il livello degli ospiti sia per i temi trattati”. Per Scarpeccio l’ingresso in Cdo Marche Sud non è una scelta formale, ma un passo coerente con il suo modo di lavorare. “Mi aspetto di crescere nel networking e, soprattutto, di poter essere utile alle altre persone associate”, spiega.
Il riferimento va in particolare al mondo imprenditoriale, che rappresenta la maggioranza delle persone associate. “Mi sto occupando sempre di più della parte corporate, quindi credo ci possano essere spazi per creare eventi, incontri, momenti di confronto sulla crescita del business”. Ma c’è anche una dimensione valoriale che lo ha colpito. “Mi piace la mentalità, la possibilità di aiutare e di creare iniziative anche a favore di enti benefici”. Un aspetto che dialoga con un progetto a cui tiene particolarmente. “Ho creato Next Life, un progetto di educazione finanziaria gratuita per atlete e atleti professionisti”. Un’iniziativa nata dalla constatazione di una lacuna profonda. “In Italia siamo intorno al settantesimo posto nel mondo per educazione finanziaria. È un problema enorme”. L’obiettivo è aiutare i ragazzi e le ragazze a comprendere cosa significhi pianificare, prima che sia troppo tardi. “Questo tema mi è stato chiesto anche in altri ambiti, anche imprenditoriali”, aggiunge, “e mi piacerebbe poterlo condividere anche all’interno di Cdo Marche Sud”. Un modo per mettere in comune esperienza e responsabilità, e per affrontare, ancora una volta, la stessa sfida: imparare a governare il tempo, prima che sia il tempo a decidere al posto nostro.