Si parla spesso del rugby come lo sport educativo per eccellenza. Non solo per la sua dimensione atletica, ma per il sistema di valori che trasmette ai ragazzi, alle ragazze e alle comunità che lo praticano.
Integrità, passione, solidarietà, disciplina e rispetto sono principi che non rappresentano soltanto un’impostazione etica, ma costituiscono la base stessa della cultura del gioco. È così anche per l’Unione Rugby San Benedetto, associata alla Compagnia delle Opere Marche Sud, perché il rugby in Riviera è prima di tutto un progetto educativo e comunitario, capace di coinvolgere persone, famiglie e imprese del territorio. Una realtà, quella della palla ovale cittadina, cresciuta negli anni grazie a una visione chiara: costruire una squadra che fosse prima di tutto una comunità, aperta e inclusiva.
La storia del club affonda le sue radici in una sintesi di esperienze diverse. «L’Unione nasce dall’incontro tra due realtà che a San Benedetto operavano separatamente: la Rugby Samb e la Legio Picena. Una aveva il settore giovanile ma non la prima squadra, l’altra la prima squadra ma non le giovanili – racconta il Presidente della società, Edoardo Spinozzi – Da questa complementarità è nata l’idea di unire le forze e creare un progetto più grande. «Da qui nasce anche il nome Unione: unione di intenti, di forze, di risorse».
L’obiettivo era costruire un club capace di andare oltre le singole persone o le appartenenze. «L’idea era creare una società sopra agli schieramenti politici, sopra alle ambizioni personali e soprattutto sopra alle singole individualità». Un progetto che nel tempo ha preso forma anche grazie alla realizzazione di una casa per il rugby cittadino: il campo Nelson Mandela.
La nascita dell’impianto è stata il risultato di un percorso concreto e condiviso. «Quando ero capitano dell’Under 18, l’allora sindaco ci promise una struttura dedicata in zona Agraria. Decidemmo di vederci chiaro: andammo in Comune e abbiamo costituito un’ATI insieme ad altre due aziende». Da quel percorso è nato il Mandela, oggi punto di riferimento per l’attività sportiva e sociale della società.
Il rugby, per l’Unione, resta prima di tutto una scuola di vita. «È uno sport che insegna valori fondamentali come il rispetto, la lealtà e lo spirito di squadra. Prima viene il benessere della squadra, poi quello personale. Prima gli obiettivi del gruppo, poi quelli individuali». Un’impostazione che ha guidato lo sviluppo del club e che continua a orientare le scelte.
Nel tempo la società ha costruito una filiera completa di crescita per i giovani atleti. Oggi il settore giovanile rappresenta uno dei pilastri del progetto sportivo. «Quando giocavamo al Ballarin non esistevano le giovanili: c’era solo la prima squadra». Da allora il percorso è cambiato profondamente e oggi molti ragazzi possono seguire tutte le tappe della formazione rugbistica. «Possiamo dire con orgoglio che alcuni atleti provenienti dal nostro vivaio hanno completato tutta la filiera e militano in Serie A».
La crescita è avvenuta senza la pretesa di diventare una realtà dominante, ma attraverso un lavoro graduale e costante. Oggi le squadre dell’Unione accolgono giovani provenienti da un territorio ampio, che va da Giulianova fino a Fermo. «Non ci siamo candidati come realtà dominante, ma abbiamo costruito passo dopo passo un percorso strutturato».
Il lavoro con i più piccoli è centrato innanzitutto sullo sviluppo motorio e personale. «Fino ai 14 anni il nostro obiettivo è lo sviluppo della motricità e delle capacità del bambino attraverso lo sport». Solo con la crescita vengono introdotte progressivamente le competenze tecniche del rugby, mantenendo sempre al centro la dimensione educativa.
Guardando al futuro, l’Unione Rugby San Benedetto punta a rafforzare ulteriormente il proprio radicamento territoriale. «La sfida principale è divulgare il rugby in tutto il territorio: Acquaviva, Monteprandone e tutti i centri vicini». L’idea è creare una rete di realtà locali collegate tra loro. «Il mio sogno è costruire piccoli satelliti nei diversi comuni, ognuno con la propria identità ma tutti parte dello stesso progetto».
Accanto all’attività sportiva, il club porta avanti un impegno sociale costante. «Il sociale per noi non è uno slogan: lo facciamo ogni giorno». Al campo Mandela si svolgono attività inclusive e iniziative solidali. «Abbiamo ragazzi/e con il disturbo dello spettro autistico che svolgono attività con noi, organizziamo giornate dedicate all’inclusione e promuoviamo raccolte fondi per sostenere chi ha bisogno».
Anche dal punto di vista sportivo l’ambizione è crescere ancora. L’obiettivo è competere a livello nazionale con le categorie giovanili, in particolare con l’Under 16, e consolidare il ruolo del club nel panorama rugbistico italiano. «Il rugby non deve essere solo una realtà del Nord Italia o del Triveneto: anche il Centro Italia può e deve dire la sua».
In questo percorso di sviluppo si inserisce anche l’ingresso nella Compagnia delle Opere Marche Sud. «Abbiamo scelto di entrare in Cdo Marche Sud perché la condivisione e la rete sono da sempre i nostri punti di forza». Un modo per rafforzare il legame tra sport, imprese e territorio. «Offrire ai nostri partner un’opportunità di business condivisa è oggi una delle cose più importanti che un club possa fare».
È proprio questa capacità di fare rete che definisce l’identità dell’Unione Rugby San Benedetto: una squadra che non si limita al campo da gioco, ma che nel tempo è diventata una comunità sportiva e sociale capace di coinvolgere un intero territorio.