Il coraggio di lottare, la forza di continuare

Locandina intervista Angelo Cecchi

Angelo Cecchi racconta la storia del suo cappellificio, che partecipa al progetto CappellAI

Nel 1980, Angelo Cecchi aveva vent’anni e, dinanzi a una situazione lavorativa a rischio, prese una decisione che segnerà tutta la sua vita: diventare imprenditore e fondare un’azienda, il Cappellificio Cecchi. Non c’era un percorso già scritto, né una rete su cui contare. C’era però tanta determinazione, quella voglia che nei marchigiani e nelle marchigiane prende forma in silenzio, giorno dopo giorno e indica la via per rischiare e costruire qualcosa di proprio partendo da zero.

“Ho cominciato così, piano piano, se mi guardo indietro posso dire poco altro: un giorno ho semplicemente deciso di partire”, racconta. Un inizio fatto di tentativi, intuizioni e primi passi concreti: i cappelli in paglia, realizzati con l’aiuto di poche collaboratrici, e la ricerca dei primi clienti. “Ho seguito quello che mi veniva suggerito e ho iniziato a fare i primi prodotti. Poi, con il tempo, sono arrivati anche i/le clienti”.

Nel 1983 entrava a far parte dell’azienda la moglie Gina, un ingresso determinante per lo sviluppo dell’azienda e del nucleo originario di questa impresa, associata alla Compagnia delle Opere Marche Sud, che negli anni cresce senza mai perdere la sua dimensione artigianale e il legame con il territorio. Uno sviluppo costruito con metodo e un’idea chiara di impresa: solidità prima di tutto. “Ho sempre fatto il passo secondo quello che potevo permettermi. Ho speso quello che avevo, senza mai andare oltre”.

Per lungo tempo l’azienda si specializza nella produzione di cappelli per bambini e bambine, sviluppando competenze specifiche e una qualità riconosciuta. Oggi l’attività si è evoluta, collaborando con importanti marchi della moda internazionale e continuando a garantire lavorazioni di alto livello. “Lavoriamo con diverse firme con cui continuiamo ad avere un ottimo rapporto”.

Il presente, irto di ostacoli come per quasi tutte le imprese e le realtà artigianali italiane, quelli di una concorrenza internazionale che spesso vince perché non è tenuta a rispettare le norme e a temere la burocrazia nazionale, si intreccia con il futuro soprattutto attraverso una figura: sua figlia, Anna Margherita. È lei a dare continuità a una storia che rischiava di fermarsi, scegliendo di entrare in azienda e portare avanti il lavoro iniziato dal padre. “È stata lei a decidere di continuare”.

Una scelta che racconta molto più di un passaggio generazionale. Racconta un mestiere che si apprende nel tempo, fatto di manualità, esperienza e dedizione. “Ci vogliono anni per imparare questo lavoro”, sottolinea Cecchi, evidenziando il valore di un sapere che si trasmette più con l’esempio che con le parole. Infatti “abbiamo anche fatto, con altre aziende del distretto di Montappone e Massa Fermana, dei corsi che però non hanno avuto un grande successo, dal momento che sotto il profilo economico non è conveniente, per un operaio, spostarsi da un paese all’altro due volte al giorno”.

Oggi il Cappellificio Cecchi è una realtà composta da un gruppo affiatato di undici persone, che continua a lavorare con passione e competenza. Accanto alla produzione, non mancano aperture verso l’innovazione, come la collaborazione con l’Università di Macerata nel progetto CappellAI, nato per mettere in dialogo intelligenza artificiale e sapere artigianale del distretto del cappello. Sviluppato insieme all’Università di Macerata e a diverse imprese locali, utilizza sistemi di AI generativa addestrati su migliaia di immagini per esplorare nuove forme, materiali e stili. Chi progetta inserisce descrizioni testuali e l’algoritmo restituisce proposte inedite, che diventano punto di partenza per la lavorazione in azienda.

“Partecipiamo con molto entusiasmo e speranza – prosegue Angelo – perché in un mercato così bloccato e che in parte vede una tendenza generale a non considerare più il cappello come un accessorio necessario, potrebbe aprire nuove strade come la partecipazione alle fiere internazionali, anche se noi non le abbiamo mai fatte avendo avuto una clientela consolidata”.

Questa storia che parla di coraggio, ma anche di continuità, prosegue anche con l’adesione alla Compagnia delle Opere Marche Sud, alla quale “ho aderito innanzitutto perché il presidente, Emanuele Frontoni, è un amico di vecchia data. Per il momento, sono stato a un solo incontro, spero di poter dialogare con chi fa impresa, per condividere problemi e opportunità”.

Angelo mantiene quindi il suo spirito giovane: con le stesse energie di una volta, continua a guardare avanti e immaginare un domani migliore per la sua azienda, con sua figlia Anna Margherita.