Gianni Catena, consulente Fideuram, racconta il valore dell’etica, delle relazioni e della responsabilità
“Mi diverto a fare quello che faccio. E conto di andare avanti almeno altri quindici anni”. Gianni Catena sorride mentre racconta quasi quarant’anni di lavoro nel mondo bancario e della consulenza finanziaria. Una carriera iniziata nel 1986, a soli diciannove anni, nella Cassa di Risparmio di Loreto, “tra dischi magnetici, floppy disk e primi personal computer”, e proseguita poi in Fideuram, dove approda nel 1998 scegliendo una strada allora meno scontata ma più sfidante.
“Era una scommessa su me stesso. Volevo uscire dal canale bancario tradizionale e confrontarmi con un mondo che richiedeva più visione, più responsabilità e una relazione ancora più diretta con le persone”.
Ripensando a quel passaggio, Catena riconosce quanto siano stati fondamentali gli anni trascorsi nella banca locale. “È stata una scuola straordinaria. Ero molto giovane e lì ho iniziato davvero a capire le dinamiche delle famiglie, delle imprese e delle persone. Sono aspetti che non trovi scritti nei manuali, ma che impari vivendo le situazioni e ascoltando chi hai davanti”.
Nel tempo la sua attività si è orientata sempre più verso la gestione di patrimoni importanti, successioni, operazioni straordinarie d’impresa e passaggi generazionali complessi, temi particolarmente delicati in un territorio come quello marchigiano, dove molte aziende nascono da storie familiari costruite nel corso di generazioni. “La qualità del nostro lavoro si misura soprattutto nella capacità di non sbagliare nei momenti importanti”, spiega citando un suo cliente. “Quando una famiglia affronta una successione o la vendita di un’azienda, non stiamo parlando semplicemente di soldi. Ci sono equilibri, emozioni, storie personali e fragilità che emergono improvvisamente”.
È proprio in queste situazioni che, secondo Catena, il ruolo di chi fa consulenza assume un valore che va ben oltre la tecnica finanziaria. “A volte ci si trova davanti a patrimoni molto importanti e contemporaneamente a conflitti che nascono per cifre relativamente piccole. In quei momenti servono equilibrio, buon senso e la capacità di riportare tutti/e all’obiettivo comune”. Per spiegare questo concetto prende in prestito un’altra immagine che un altro cliente usa spesso: “Un grande avvocato locale diceva che Gesù, durante l’Ultima Cena, spezzò il pane senza dividerlo in dodici parti perfettamente identiche. Eppure, nessuno degli apostoli si lamentò. È una metafora semplice, ma racconta bene cosa significhi avere senso della misura”.
In quasi quarant’anni di professione Catena ha visto cambiare completamente il modo di lavorare. “Quando ho iniziato c’erano i terminali di borsa e montagne di carta. Oggi lavoriamo con Mac, iPad e strumenti digitali avanzatissimi. Si può dire che siamo passati all’opposto di quarant’anni fa”. Eppure, nonostante l’enorme trasformazione tecnologica, c’è un elemento che considera immutabile: la relazione umana. “La tecnologia è fondamentale e rappresenta un’opportunità enorme, ma il centro del lavoro resta sempre il rapporto con il/la cliente”.
Anche per questo motivo ha sempre scelto di lavorare in squadra. Oggi collabora con Michele Tenenti e con Sara e Adriano, oltre a confrontarsi costantemente con professionisti/e del network Fideuram e Intesa Sanpaolo. “Non ho mai creduto nella figura del professionista isolato. Credo molto di più nella forza del team e nelle competenze condivise”.
Uno dei temi che più lo appassionano oggi è quello dell’intelligenza artificiale, che considera un acceleratore destinato a trasformare profondamente il settore. “La utilizziamo già per automatizzare alcuni processi, migliorare l’analisi dei dati e supportare determinate richieste della clientela. È uno strumento straordinario”. Tuttavia, aggiunge, proprio l’intelligenza artificiale renderà ancora più importante la qualità professionale delle persone. “Credo che in futuro resteranno soprattutto i/le consulenti capaci di specializzarsi davvero e di offrire valore umano oltre che tecnico. Molte figure più standardizzate rischieranno invece di essere sostituite”.
Per questo guarda con interesse anche all’ingresso di nuove generazioni nella professione e sta valutando l’inserimento di una figura giovane nel proprio team. “Abbiamo una vasta clientela giovane, spesso figli e figlie di clienti storici. Avere accanto una figura più vicina alla loro età è una forma di attenzione e di rispetto”.
Nel racconto di Catena emergono continuamente riferimenti culturali e personali che spiegano il suo approccio al lavoro. È un grande lettore e cita spesso libri che considera vere pietre miliari della propria formazione professionale ed umana. Tra questi “L’investitore intelligente” di Benjamin Graham, un classico della finanza che, nonostante sia stato scritto quasi un secolo fa, continua secondo lui a contenere “tantissimo buon senso e principi ancora attualissimi”. Un altro testo che lo ha profondamente colpito è “La psicologia dei soldi” di Morgan Housel, che definisce “un libro bellissimo” perché racconta il rapporto spesso irrazionale tra ricchezza, felicità ed emozioni. Tra le letture che sente più vicine cita anche “Pensa come un monaco” di Jay Shetty, libro che considera utile per mantenere equilibrio e lucidità nelle situazioni più complesse.
“Se non hai certezze e una certa serenità interiore – spiega – rischi di perdere il senso delle cose, soprattutto quando ti trovi a gestire patrimoni importanti, successioni difficili o famiglie in tensione”.
Tra i valori che sente più vicini ci sono quelli della Compagnia delle Opere Marche Sud, alla quale ha aderito dopo aver partecipato ad alcuni incontri organizzati dall’associazione. “Quando si parla di bene comune, responsabilità, comunità ed etica professionale, mi ci riconosco completamente”. A convincerlo non è stata soltanto la qualità degli eventi o delle persone incontrate, ma soprattutto l’idea di un lavoro vissuto come responsabilità verso il territorio e verso le persone. “Per me il lavoro non è solo risultato economico. È anche rispetto, correttezza e capacità di costruire relazioni sane”.
Una visione che affonda le radici nella sua storia familiare. “Mia madre mi ha insegnato che l’unica cosa certa su cui si può davvero contare è il frutto del proprio lavoro”. Poi ricorda una frase che continua ancora oggi a ripetere alle figlie e che considera quasi una bussola personale: “Non avere mai invidia né delle bellezze né delle ricchezze, ma soltanto della gente istruita”.
Parole semplici, ma capaci di raccontare forse meglio di qualsiasi definizione il modo in cui Gianni Catena interpreta il proprio mestiere: un lavoro costruito certamente sulla competenza finanziaria, ma sostenuto soprattutto da equilibrio, fiducia e responsabilità.