L’architetto Andrea Tabocchini ci parla del suo studio e di come sia soddisfatto di essere tornato in Italia per dare una nuova forma alle esperienze vissute all’estero.
Se c’è un concetto che agli italiani risulta tristemente chiaro, negli ultimi vent’anni, è che i giovani se ne vanno o, se vogliamo utilizzare un claim ormai ripetuto come un mantra, “i cervelli sono in fuga”.
Di conseguenza, si potrebbe iniziare a parlare di ATA – Andrea Tabocchini Architecture, associata alla Compagnia delle Opere Marche Sud, partendo proprio da una buona notizia in controtendenza: il rientro in Italia del suo fondatore, l’architetto Andrea Tabocchini, dopo una lunga serie di esperienze in molte altre nazioni.
“Tra l’altro – ci ricorda Andrea – nel nostro lavoro i confini sono molto labili e le collaborazioni continue che abbiamo, attraverso progetti e concorsi internazionali, ci permettono di lavorare continuando ad attingere a innumerevoli fonti di ispirazione che traiamo dai nostri colleghi all’estero e che, a nostra volta, noi trasmettiamo a loro. Collaboriamo e ci contaminiamo, arricchendoci a vicenda”.
Andrea ha lavorato per diversi anni all’estero in studi di fama internazionale come OMA / Rem Koolhaas a Rotterdam, nei Paesi Bassi, Kengo Kuma & Associates a Tokyo, in Giappone e RCR Arquitectes ad Olot, in Spagna. Ha esposto i suoi lavori in vari eventi culturali, tra cui il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, la Biennale di Architettura di Venezia, il Festival dell’Architettura di Roma e la Triennale di Milano. Nel 2023 è stato inserito nella “Top 10 giovani studi di architettura in Italia” scelta da PPAN e pubblicata sulla rivista Fortune Italia. Nel 2024 ha ricevuto il premio “Europe 40under40 Award” dal Chicago Athenaeum. I suoi progetti sono stati pubblicati a livello internazionale ed hanno ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui The Plan Award, RTF Sustainability Award, Inspireli Award e Archi-World Academy Award.
“Nel 2021 – prosegue Andrea – ho sentito il bisogno di ricontestualizzare in Italia le esperienze vissute all’estero, con molto entusiasmo e proprio nelle Marche. Questa scelta nasce da diverse ragioni: in primis, perché in Italia c’è molto da fare e questa è una grande opportunità. Inoltre, grazie alle moderne tecnologie, si può vivere nelle Marche e fare progetti sia qui che nel resto del mondo. Infine, il fatto che le Marche siano sufficientemente lontane dalle ‘mode’ può essere un vantaggio: qui abbiamo più tempo per guardarci dentro e riflettere, metabolizzare ciò che viviamo e vediamo fuori. Questo è molto importante per chi fa architettura, che è una disciplina che ha anche risvolti umanistici e culturali, oltre che tecnici. In un contesto troppo spesso leggero e superficiale, bisogna investire del tempo chiedendosi ‘chi sei’, dove vuoi arrivare e con chi vuoi condividere il percorso. Non è un caso, a mio avviso, che molte eccellenze artigianali abbiano trovato nelle Marche terreno fertile per sviluppare una propria identità”.
Andrea Tabocchini Architecture si sta sviluppando in numerosi canali: i concorsi di progettazione pubblica, che tra l’altro hanno portato allo studio numerosi, prestigiosi risultati come l’aggiudicazione della gara per il progetto di ristrutturazione e ampliamento del Museo Egizio di Torino (attualmente in cantiere), i progetti residenziali e altri progetti privati: uno dei primi realizzati in Italia, quello dei nuovi laboratori ed uffici della Diatech di Jesi.
Il ritorno in Italia, dunque “è stato molto positivo, il che non è sinonimo di semplice. Le esperienze all’estero sono state meravigliose, ma dentro di me ho sempre saputo che, prima o poi, sarei tornato in Italia. Staccarsi da ciò che si conosce è un processo di crescita e di libertà, oltre che uno strumento fondamentale per cercare di comprendere a fondo le cose guardandole da prospettive differenti e, con entusiasmo e umiltà, provare a migliorarle. L’Italia ha una cultura e degli edifici meravigliosi che abbiamo avuto la fortuna di ereditare, ma questo non significa che ci possiamo accontentare: non possiamo pensare di vivere nel passato. La stessa parola ‘progetto’ deriva dal latino tardo ‘proiectare’, ovvero ‘gettare avanti’; ogni progetto deve quindi assumersi la responsabilità di guardare al futuro”.
ATA si ispira, per i suoi progetti, non solo ad esperienze architettoniche internazionali, ma anche a riferimenti artistici, perché “l’architettura è anche arte e comunicazione: ogni abitazione, ufficio o luogo pubblico dovrebbe trasmettere dei valori, suscitare delle emozioni e stimolare delle riflessioni. L’architettura deve essere coraggiosa, sedurre, ascoltare, razionalizzare, comunicare, valorizzare e, a volte, anche provocare. Dopotutto, sono i sogni e la bellezza il vero motore della società”.
Uno dei primi progetti di Andrea, fatto in collaborazione con Francesca Vittorini, si chiamava InsideOut: un’idea premiata a Monaco con l’Archi-World Academy Award per una “scuola sostenibile” e facilmente replicabile che, partendo dalle tipicità del sito, trasformava le criticità economiche e ambientali in soluzioni ed opportunità. La scuola è stata costruita in Ghana utilizzando terra e legno allo scopo di dar vita un ambiente innovativo e stimolante rompendo il limite tra architettura e paesaggio. L’esempio più evidente di quanto l’architettura possa parlare un linguaggio universale di condivisione, lo stesso utilizzato dalla Compagnia delle Opere Marche Sud.
“La mia adesione alla Cdo è recente – dice Andrea – ma ci siamo incontrati tanto tempo fa, in occasione di alcuni eventi. È stata una scelta molto sentita, perché è un’associazione in cui percepisci il valore del “fare impresa”, che mette al centro il lato umano e culturale del termine: siamo imprenditori, ma prima di tutto siamo persone con idee, culture e tradizioni da conoscere e condividere. Ricevo molti stimoli, spero di continuare a riceverne e darne”.